lunedì 24 aprile 2017

L' Avena che Da Coraggio


Così iniziava il capitoletto dedicato all'avena nel libro di Nico Valerio "L'Alimentazione Naturale", un libro bellissimo, interessantissimo e completo, che ho riletto parecchie volte e che consulto spesso.
L'avena da coraggio, secondo Valerio, per via della peculiarità dell'energia che fornisce, una energia che spinge all'attività, alla voglia di cimentarsi, in passato per i guerrieri nordici, ora per gli sportivi.
Una energia che smuove dalla staticità. Intendiamoci, il libro di Nico Valerio è molto scientifico, ma attraverso le righe, chi come me, vede dei collegamenti alla sfera psichica ed emotiva, ai simboli e agli archetipi comuni che l'umanità condivide anche se nati in luoghi diversi e separati dalla storia e dall'impossibilità di avere contatti, ci sono delle affinità, delle energie sottili e diverse a seconda del cibo che si mangia e che guarisce e stimola una caratteristica o l'altra del nostro organismo e della nostra psiche.
Così come credo che se ci si sa ascoltare, scremando la mente dagli stimoli esterni, ed avendo cultura e curiosità per i cibi intesi come ingredienti, la cura ci viene suggerita dal corpo stesso. La voglia di un certo cibo, intendendo per cibo ciò che la natura dona e non l'agglomerato industriale, indica che il corpo ha bisogno di quel particolare elemento che in quel cibo è presente in quantità.
Per far si che questo meccanismo di autocura possa avvenire, bisogna aver assaggiato più cose possibili, forse studiato, ma comunque essersi avvicinati alla alimentazione naturale con voglia di sperimentare. 
In questi giorni di riposo forzato, mi sono rotta il gomito, ho sfruttato i momenti di cimento culinario per preparare più cose, così da avere degli "aiutocuochi" o semplicemente delle porzioni in più di cibo salutare per quando non ho voglia di farlo o mi prende la fame improvvisa. Per non cadere nei cibi pronti, anche perché non potendo guidare non posso andare a fare la spesa, mi preparo dei pranzetti pronti, gustosi e salutari, fatti da me.

L'altro giorno ho messo a mollo l'avena, dalle 3 ore ad una notte, e poi l'avevo cotta con porri e un po' di verza, tagliati a fettine, in pentola a pressione per circa 20 minuti. Ne avevo mangiato un piatto e il resto l'avevo messa via in un vaso a chiusura ermetica, in frigorifero. Oggi ho fatto stufare degli spinaci, con pochissima acqua, quella che rimane sulle foglie dopo averle sciacquate, in una pentola antiaderente, coperti con un coperchio bombato. Gli spinaci si restringono e fanno la loro acqua, che ho utilizzato per aggiungerla alla minestra di avena per mangiarla oggi. Me ne rimane ancora una porzione e ho del brodo ottenuto dalla crema di zucca, sedano rapa e curcuma, di cui trovate la ricetta qui. Ogni volta, così, sembra una zuppa diversa, solo cambiando il liquido per scaldarla.
L'avena ha un sapore buonissimo, delicato ma peculiare suo. Quello però che me la fa piacere tantissimo è la consistenza dei chicchi, che sembrano esplodere di sapore e sodezza sotto i denti. All'inizio li senti lisci e lucidi con la lingua e poi li addenti ed esplodono con un pop di gustosità sopraffina. Rilasciano un amido dolce ma non dolciastro che rende la zuppa cremosa e raffinata.
Basta un filo sottile di olio extra vergine di oliva, e una presa di formaggio grattugiato per ristabilire il giusto contrasto salato.
Molto proteica e bassa di carboidrati, ricca di vitamine e sali minerali per la ricostruzione di muscoli e ossa, abbassa il colesterolo, stimola la tiroide, soddisfa, riempe senza gonfiare, fa benissimo ed è buona.
Mi sento già meglio.


In queste foto il brodo ottenuto facendo la vellutata di zucca, sedano rapa e curcuma, la vellutata stessa e una porzione ancora di zuppa di avena.
Qui sotto invece il prezioso libro, usurato dal tanto sfogliarlo...760 pagine di nozioni, ricette, spunti, sugli ingredienti dell'alimentazione naturale.

domenica 23 aprile 2017

Tecniche di Cottura: la Vasocottura vs la Pentola a Pressione



"La vasocottura offre molte possibilità per coordinare gli alimenti, funghi esclusi poiché le tossine che liberano invece di disperdersi nell’aria si concentrano nel vaso: dalle verdure ai crostacei e ai molluschi, dal pesce d’altura alla carne, al pane, alle conserve, mostarde e confetture. Il tutto cotto a temperature che variano dai 64 °C fino ai 155 °C.
Con il passaggio del sottovuoto, tecnica che utilizza Mometti, si dimezzano i tempi di cottura e si esclude completamente la perdita di valori proteici e di vitamine. Le pietanze, addirittura, rispetto alle tecniche tradizionali, non perdono il loro colore naturale, anzi, lo esaltano.
La ricerca di Mometti non è stata sviluppata solamente nella creazione di accostamenti materici, giochi olfattivi e degustativi, temperature ideali di cottura, ma si è spinta a capire il microclima che si sviluppa all’interno del vaso, un ambiente saturo ben diverso dall’ambiente dei forni nelle cotture tradizionali e poi ancora fino al vaso nelle sue forme più idonee, alla tipologia del vetro ed alla sua tenuta di pressione."

Spulciando tra gli appunti di cucina, ho trovato questo pezzullo, non riesco a risalire alla fonte, se qualcuno lo sa non esiti a segnalarmelo così da poterlo citare.

La vasocottura è appunto una tecnica di cottura in vaso di vetro, da non confondere con la sous vide, sottovuoto, che ultimamente spopola. Personalmente, come figlia di un ingegnere che ha lavorato decenni nel campo delle materie plastiche, l'idea di cuocere un alimento in un sacchetto di plastica, anche se "alimentare", non mi convince per nulla. La plastica, soprattutto a contatto con le alte temperature, rilascia dei polimeri che migrano in ciò che gli sta attorno. O dentro. Già la bottiglia di plastica dell'acqua, lasciata sotto il sole, stivata nei container, non è una buona idea...

Nella tecnica della vasocottura si utilizzano vasi di vetro a chiusura ermetica. Richiede materiali idonei, organizzazione, nonché l'utilizzo del forno o del bagno maria. Se ci penso, non è molto lontano dal cucinare con la pentola a pressione.
Io la pentola a pressione la utilizzo moltissimo, come ben sa chi mi segue, facilita tantissimo, dimezza se non di più i tempi di cottura, fa tutto da sola. A volte ce ne vorrebbero due! ...ma è cosi rapida che spesso cucino, tolgo, lavo e la rimetto al lavoro subito.
Si può utilizzarla come vaporiera, e pure per la vasocottura se uno vuole, invece di chiudere i vasetti con il tappo di vetro, si sigillano con carta forno e alluminio, si mettono in nella pentola a pressione con circa due dita di acqua e in pochi minuti è pronto.

In alternativa, per utilizzare la tecnica della vaso cottura propriamente detta, si mettono i vasetti, chiusi ermeticamente con il loro coperchio, con acqua che arrivi fino a sotto il bordo dei vasi, si può cuocere non a pressione, a bagnomaria, sul fornello. Chiudendo ermeticamente con il suo coperchio il vasetto, non si ha la possibilità di verificare durante la cottura gli stadi della stessa, il coperchio infatti una volta chiuso non si può piuù aprire fino alla degustazione, pena la perdita di tutti i vantaggi che la vaso cottura da. Allora come si fa? Dai 10 ai 30 minuti, con ingredienti sfilettati, conditi e già preparati per essere serviti direttamente nel vaso, sono il tempo medio per la maggior parte degli alimenti. Oppure in forno ventilato a bassa temperatura, dai 60° ai 150°, per 15/45 minuti a seconda della ricetta. Si prova un po' di volte, le prime saranno o troppo cotte o ancora crude, finché non si riesce a tarare per bene tempi, potenza dei fuochi o delle temperature.

I cibi cotti in questo modo, saranno più saporiti, perché non c'è dispersione di sapori e odori, più sani, poiché si possono usare poco sale e pochi condimenti e per la tipologia di cottura stessa.
Un'unica importante avvertenza, così come nella pentola a pressione anche nella vaso cottura non si possono cucinare i funghi, che durante la cottura rilasciano delle sostanze tossiche che hanno bisogno di disperdersi e che con queste due cotture "ermetiche" non ne avrebbero la possibilità.

I vasetti cotti a chiusura ermetica, una volta freddi, possono essere conservati in frigorifero per alcuni giorni, mantenendosi gustosi e pronti per una veloce scaldata per un pranzo futuro.

L'unico limite a questo punto è la fantasia, filetti di pesce alternati a pomodorini, capperi, verdure, olive, fettine di patate sbollentata, olio, sale, pepe, spezie. Bocconcini di carne con tutti gli ingredienti tradizionali o etnici per una cottura in umido, ratatuje di verdura, sformati e flan, anche dolci! L'importante è che gli ingredienti arrivino nel vasetto avendo tutti gli stessi tempi di cottura, per cui alcuni, tipo la pasta o le patate, necessiteranno di una precottura che li porti ad essere a quella fase di cottura a cui mancano solo i minuti passati nel vasetto per essere perfetti.
Viene voglia di provare subito...

N.B. ovviamente la vaso cottura è adattissima anche per il forno a microonde, calcolando 5/7 minuti di cottura per un piatto di carne e facendo gli aggiustamenti necessari con le solite prove. Niente parti metalliche per chiudere i vasetti, solo vetro.

Io il forno a microonde non ce l'ho, per svariati motivi: non voglio avere uno strumento che occupa spazio per usarlo solo per scongelare o scaldare più velocemente la tazza di tè (gli usi più comuni) e lo utilizzerei per fare delle vere e proprie ricette, ma, e qui viene il motivo principale per cui non amo la cucina a microonde, ha dei limiti, cucina all'inverso, dal dentro al fuori, e secondo me non è ancora stato cristallinamente dimostrato scientificamente che non abbia effetti collaterali sull'organismo a breve e soprattutto a lungo termine.

Siamo ciò che mangiamo. La storia e il buon senso della gente comune continua a ribadire quanto siano più buoni i cibi cotti con i metodi antichi, a volte ciò non è possibile, ma tra una cottura nel forno elettrico o sul fornello, con la pentola a pressione piuttosto che con una rice cooker, in un vasetto, in un cestello o sulla piastra e una "cottura" mediante lo scuotimento delle molecole d'acqua contenute nei cibi utilizzando delle onde non riproducibili dall'essere umano con sistemi dati dalla natura, per il mio gusto personale, ne passa troppo di distanza.

Buona sperimentazione naturale a tutti!

sabato 22 aprile 2017

Vellutata di Zucca, Sedanorapa e Curcuma Con Una Mano Sola


Ieri, mentre stavo preparando il pranzo, ho impostato l'occorrente per una vellutata di zucca da fare oggi. Visto che stavo già tagliando verdure per fare altre cose, mi sono armata di pazienza, coltello e calma e ho affettato con una mano sola, la zucca, un pezzo di sedano rapa, una patata (la più facile da tagliare...) un paio di porri e la curcuma fresca (attenzione che macchia!)
Con la curcuma e il sedano rapa, questa crema di zucca non sarà molto dolce, ma voglio provare lo stesso.
Affetto e taglio a dadini le verdure, e le trasporto alla pentola usando il coltello come una paletta. So che non si dovrebbe fare, ma in questo momento non riesco in altro modo.
Aggiungo acqua fredda fino al segno interno della pentola, è tanta, ma toglierò il brodo di verdure che si andrà a creare con la cottura, prima di usare il minipimer così da avere anche un bel brodino da sorseggiare caldo e da mettere da parte per i prossimi giorni. Metto una presa di brodo granulare iposodico sohn, chiudo e dal sibilo faccio cuocere per 17 minuti. Spengo e lascio li.
Oggi, ho prelevato tutto il brodo, trasferendolo con un mestolo in un vaso a chiusura ermetica, che finisce in frigorifero. 
Nella pentola rimangono le verdure con pochissimo brodo. Frullo il tutto con il minipimer, usando le due velocità per gonfiare e vellutare la crema.
Accendo il fuoco sotto la pentola, fiamma bassa, e quando comincia a sobbollire, spengo. Prelevo qualche mestolo, metto una presa di sale nero, un filino di olio extra vergine di oliva e me la gusto in pace.
E' morbida come il velluto, e come pensavo, la curcuma e il sedano rapa sono i sapori predominanti, fresca piccante la prima, aromatico pungente il secondo.
Aggiungo una manciatina di grana grattugiato, che conferisce alla crema una dolcezza sapida e penso a tutte le possibili varianti e utilizzi di questa delizia.

venerdì 21 aprile 2017

Con Una Mano Sola - Ricette Sparse per Chi Si è Fratturato Un Braccio


Il giorno di Pasqua mi sono rotta il gomito. L'ho scoperto solo il giorno dopo perché non volevo crederci e speravo fosse solo una distorsione che potevo curare da sola. La sera, mentre tenevo il braccio nel ghiaccio in cui avevo messo acqua e argilla, oli essenziali di rosmarino, cipresso e ginepro per disinfiammare, mentre ho tenuto su l'argilla quattro ore, fasciando il braccio nel polietilene, speravo che ciò bastasse. Come Gesù che curava con il fango.
Il rumore del crack ancora nelle orecchie e il dolore che non accennava a passare nonostante l'arnica, l'artiglio del diavolo e gli antidolorifici mi hanno spinto, fiduciosa in un risultato distorsivo, 4 giorni a riposo, al Pronto Soccorso il giorno dopo. 
Sentire - è rotto, domani alle 14,00 in sala gessi - è stato raggelante. Non volevo, semplicemente. E invece le ossa si rompono. 
Fortunatamente è il braccio sinistro e io non sono mancina. Fortunatamente avevo la spesa appena fatta. Di cose sane. Perché 20 giorni a casa possono essere deleteri in fatto di dieta.
Fortunatamente, il Venerdì, sotto casa si apposta un fruttivendolo ambulante e c'è una farmacia che apre, raggiungibile a piedi. Fortunatamente ci sono le amiche, gli amici e i parenti che mi aiutano, e che vengono a prendermi per stare in compagnia. 
Il primo giorno da sola ho preparato l'avena, ricordi di alimentazione naturale me la indicano come ricca di calcio, devo andare a verificare. Dopo 3 ore e passa di ammollo, l'ho cotta in pentola a pressione per 20 minuti, con un pochino di brodo granulare e due porri piccoli, affettati alla bellemeglio con una mano sola.
Finito di preparare l'avena, ne ho mangiata un po' e il resto l'ho subito tolto e messo in vasetti in frigorifero per i prossimi giorni. 
Fuori l'avena, dentro un arrostino di manzo, con salvia e rosmarino, rosolato da tutti i lati in poco olio, sfumato con vino bianco e portato a cottura, 20 minuti dal sibilo, con un bicchiere di acqua. 
L'impresa è stato tagliarlo a fette... tenendolo fermo con il peso del braccio bloccato appoggiato sopra un tagliere. Fortunatamente la carne era tenera e il coltello affilato. 
Una volta nel piatto l'ho mangiato a morsi, nel pane. 
Una sera ho ottimizzato le cotture, cuocendo insieme patate e cornetti, da mangiare in seguito, con dei ravioli di magro conditi solo con burro, aglio e salvia. 
Stamattina ho preso dei pomodori Marinda con cui fare una caprese e il pieno di frutta e verdura. Il fruttivendolo, gentilissimo, mi ha portato le borse. 
Sto diventando più abile nell'uso della mano sola. La burrata e i pomodori sono fuori dal frigorifero da qualche ora, per sentire il sapore pieno e gustoso, non devono essere freddi. Aggiungo un cipollotto fresco, che condisco con un goccio di aceto balsamico di mele. Sbriciolo origano e sale e verso qualche goccia di olio extra vergine di oliva sui pomodori e burrata. Li lascio li ad insaporirsi, mentre affetto a filetti dei pomodorini troppo maturi trovati in frigorifero mettendo a posto la spesa. Finiscono in un padellino con un piccolo porro e un pochino di olio e di acqua, a cuocere coperti, finché non diventano densi e saporosi. Serviranno per un sughetto per pasta. 
Ho un pezzo di zucca e la curcuma fresca, domani voglio farne una vellutata...
Scrivo con una mano sola, ci metto circa il triplo del tempo normale per fare ogni cosa, sento il dolore osseo dentro nel braccio e mi dico che è normale, che è perché si sta ricostruendo. 
Ho preso dei supplementi di calcio e vitamina D e mi concentro sul mio corpo, usando il potere della mente per indurre la formazione dell'osso che si è spezzato. 
Funzionerà.


giovedì 6 aprile 2017

Patate e Alloro della Mamma


L'altro giorno, parlando di ricette con una mia collega, mi sono tornate in mente le patate con l'alloro che faceva mia mamma. Una ricetta semplicissima, veloce ma supergustosa e profumata.
Affettava delle patate, sbucciate e lavate, a cubi direttamente in pentola a pressione, aggiungeva 5 o 6 foglie di alloro, un pochino di olio extra vergine di oliva e faceva rosolare a pentola scoperta, girando le patate di modo che creassero un pochino di crosticina. Dopo circa 5/7 minuti di rosolatura, aggiungeva un pochino di acqua, tanta da arrivare a metà altezza delle patate, e chiudeva il coperchio.
Dal sibilo, 7 minuti di cottura.
Sfiatava e apriva subito. Una girata alle patate per controllare che non ci fosse più acqua e che le patate fossero cotte. Dovevano essere sode dentro e con una leggerissima cremosità fuori.

Oggi le ho rifatte, e le ho accompagnate con bocconcini di petto di pollo, infarinato con farina di riso, rosolato in olio extra vergine di oliva e portato a cottura con il succo di due limone, le calotte di uno messe a rosolare insieme in padella. 
Il pollo fatto così mi piace moltissimo, è morbido, cedevole, gustoso, acidulo. 
...e le patate...
Le patate hanno sparso il loro profumo di alloro in tutta la casa, le mangio gustandole piano, ci ho aggiunto solo un pizzico di sale, i cui granelli percepisco con la punta della lingua e con la mente piena di ricordi. 

mercoledì 5 aprile 2017

Pasta di Piselli ai Piselli


Lunedì sera, a lezione di flamenco, la mia amica Ilenia mi ha portato, per farmi provare, questa pasta fatta con la farina di piselli. Così la sera stessa l'ho provata in un minestrone di verdure che avevo già preparato e oggi la provo asciutta.
Cuoce in pochissimi minuti, 3/4, e l'ho condita con burro e salvia e piselli.
I piselli, tirati fuori dal freezer, li ho messi direttamente insieme alla pasta per stopparne la cottura. 
Una spolverata di Grana e di pepe, e mi sono gustata questo piatto di pasta, che pasta non è, ottimo e gratificante. Grazie!

giovedì 30 marzo 2017

Come Iniziare con Una Ricetta e Finire per Farne Un'Altra


E' un po' di giorni che mi frulla in mente una ricetta provata tempo fa, un risotto finito con una crema di peperoni frullati con mascarpone, da una parte gialli e da una parte rossi, e incorporati alla fine, per ottenere metà riso di un colore e metà di un altro. 
Ma avevo solo peperoni gialli. Vabbè...
In una pentola ho messo a cuocere il riso, un classico riso alla parmigiana, e in un altra padella ho cotto i peperoni, sfilettati, con poco olio extra vergine di oliva e acqua, coperti. L'intento era quello di renderli morbidi e frullarli con mascarpone. 
Ma avevo iniziato a dipingere. Acquarelli, mi diverte molto...
Così ho condito i peperoni con una presa di origano e li ho messi sul riso.
Sarà per un'altra volta...la pittura mi aspetta.
Buono però!







mercoledì 29 marzo 2017

Pasta, Patate e Ceci di Corsa


Ho messo in ammollo i ceci il giorno prima, non avendo nessun progetto in mente se non di lessarli per averli disponibili in frigorifero. I ceci hanno bisogno di un ammollo lungo, di 48 ore, e poi in pentola a pressione cuociono in 40 minuti e a volte ci vuole ancora qualche minuto aggiuntivo. 
Finita la cottura ho prelevato gran parte dei ceci per metterli in un barattolo con un pochino del loro liquido di cottura, e oggi, che avevo voglia di qualcosa di caldo ma saporito, ho aggiunto ai ceci rimasti in pentola una patata tagliata a cubetti e una manciata di pasta corta. Ci vorrebbero i ditalini rigati o le mezze maniche, io avevo solo penne e ho messo quelle.
Ho chiuso il coperchio e dal sibilo ho calcolato 3 minuti. Sfiatato subito, e impiattato con una bella spolverata di rigano di sicilia. 
Una bontà.





domenica 26 marzo 2017

Pasta alla Zia Elsa


La prima volta che ho mangiato una pasta con le zucchine così buona, me l'aveva fatta mia zia Elsa, la sorella di mia mamma. Fino ad allora le zucchine erano sempre state in fondo alle mie preferenze, di solito stracotte e molli, acquose, per niente appetibili. Con pochi gesti, in quella sintesi di praticità che poi ho cercato di applicare alla mia cucina, la zia Elsa aveva messo tutto a freddo in una capace padella, aglio sbucciato e schiacciato, un giro di olio extra vergine di oliva, zucchine tagliate a rondelle sottili, come se piovesse. Fuoco medio alto e zucchine tutte belle distese, le aveva fatte abbrustolire da un lato e poi, girandole, anche dall'altro. Cottura veloce, zucchina saporita e ancora bella soda. Nel frattempo la pasta era pronta, pasta corta di solito, scolata e ripassata velocemente in padella con le zucchine, qualche foglia di menta fresca, una bella grattugiata di grana padano o parmigiano reggiano e una macinata di pepe nero.
Il paradiso sotto forma di zucchina.
Oggi ho usato le penne Rummo, non avevo menta ne basilico (un'altra variante possibile) ma la pasta con le zucchine ha mantenuto la sua promessa. 
N.B. Le zucchine devono essere tante. Ma tante tante! Più zucchine che pasta, dalle foto non si capisce.
Buon appetito!

sabato 25 marzo 2017

Tutto Quello Che Potrebbe Succedere ad Un Coroncina Party


Tra le tante cose che ho imparato con il mio nuovo lavoro da receptionist di un centro benessere è saper mettere a frutto ogni occasione di tempo libero ed essere sempre pronta per un piano B. 
Quando per gli altri è lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdi, sabato o domenica o un giorno festivo, per noi è Nonsodì, finisci il turno e ti organizzi con chi è presente per passare del tempo piacevole e rilassante. 
Così, dopo aver lavorato fino alle 17,00 circa mi trovo con Beatrice, obbiettivo "Coroncina Party":
lei ha già preparato una fantastica torta salata con ripieno di zucchine e ricotta e una crostata con la marmellata di mirtilli da far svergognare Nonna Papera, ci piazziamo in giardino, con un telo mare enorme e le nostre coroncine di fiori in testa, costume e cocktail, assaggio una fettina di torta ai mirtilli, ci godiamo il sole e ci rilassiamo. Mentre stiamo chiacchierando mollemente, sento un rumore sommesso partire da un angolo del giardino, un rumore a metà tra elettrico e di motore. "Non ti preoccupare - mi fa Bea - è solo Ambrogio il robot che taglia il prato che è partito a fare il suo giro."
Vedo "Ambrogio" che trotterellando si dirige verso l'altro lato della casa e ricominciamo a chiacchierare sdraiate al sole. Dopo un po' di tempo, quando Ambrogio era ormai un vago ricordo sepolto dal ciarlare e dagli autoscatti, ecco che ricompare, fa una piccola svolta ed inizia a puntare verso di noi...Terrore al Coroncina Party! in un millesimo di secondo mi ritrovo da sdraiata a posizione eretta con piattino della torta e bicchiere da cocktail in mano, pronta a schizzare via, Ambrogio punta verso il telo mare a velocità relativamente impressionante, con le sue cesoiette in fibrillazione non gli sembra vero di assaggiare qualcosa di diverso dalla solita erba, torno indietro a piedi nudi, recupero con gesto circense telo e ciabatte e faccio appena in tempo a schivare le sue ganasce. Ce ne stiamo lì, sull'impiantito con Ambrogio che si dirige verso di noi, le piastrelle non sono territorio suo e quindi desiste. Nella prossima oretta il prato è il suo regno, quindi decidiamo di cucinare, d'altronde il terrore ci ha messo appetito...
Mettiamo su l'acqua per la pasta e guardando in frigorifero decidiamo per una ricetta tutta P:
peperoni, pancetta, pomodorini, peperoncino, e parmigiano. Ci fossero state le penne invece degli spaghetti avremmo fatto la Pasta alle 6P.
In un tegame dove ho già messo dei cubetti di pancetta a sfrigolare, aggiungo mezzo peperone giallo e mezzo peperone rosso tagliato a listarelle, devono abbrustolire con un filo di olio extra vergine di oliva. Nel frattempo taglio a metà dei pomodorini e li metto con la parte tagliata a contatto con il fondo del tegame dove stanno cuocendo i peperoni. La dolcezza dei peperoni aiuta a caramellizzare leggermente i pomodorini. Quando hanno raggiunto un aspetto asciugato, li giro per abbrustolire la pellicina. La pasta è quasi pronta, la scoliamo, e facciamo saltare in padella, una bella sbriciolata di peperoncino secco piccante e una grattata di parmigiano. 
Alla faccia di Ambrogio, ci gustiamo la pasta, il tramonto tinge di rosa l'aria, il caldo è piacevole, e il silenzio di ferragosto quasi divino.
Dopo la pasta, ci gustiamo una fetta di torta salata, tiepida al punto giusto, Beatrice l'ha preparata in anticipo, così che ha perso l'umidità ed è ritornata croccante fuori e morbida dentro. Ecco la sua ricetta:
Come prima cosa ha soffritto in una capace padella, della cipolla di Tropea a cui ha aggiunto delle zucchine tagliate a julienne, una volta portata a cottura, non devono più rilasciare liquidi, le incorpora con una bella dose di ricotta, tanto formaggio grattugiato e un uovo. A volte ci aggiunge emmenthal a cubetti o straccetti di sottilette. Stende la pasta sfoglia, adagiandola in una tortiera, la bucherella, farcisce con il ripieno e ripiega i bordi per fare una bella cornice. Inforna a 180 gradi per 25 minuti/mezz'oretta. La sforna e la lascia raffreddare per bene prima di trasferirla in un piatto. Al momento di servirla, se non c'è un caldo di ferragosto, la riscalda un pochino nel forno. 
Tanta roba! 

Tra le risa, le chiacchiere, le riflessioni, i cocktail e il buon cibo finiamo questa giornata diversa dalle altre. La notte è calata, alla luce della luna facciamo un incantesimo, scriviamo i nostri desideri su un bigliettino e li bruciamo alla fiamma di una candela. Una pesca noce è caduta proprio ai nostri piedi, teniamo il seme della pesca, e con la cenere dei nostri biglietti lo seminiamo in giardino.

Buonferragosto.

domenica 12 marzo 2017

Pasta Rummo Integrale, Yum!


L'altro giorno stavo facendo la spesa con una amica e chiacchierando elogiavo la bontà e la consistenza della pasta Rummo, immaginando come sarebbe stata se solo che ci fosse anche la versione integrale, nel frattempo eravamo arrivate allo scaffale della pasta, alzo lo sguardo e, lì ad altezza occhi vedo questo pacchetto arancione che mi ricorda qualcosa...
A volte mi stupisco di come mi basti parlare di una cosa, per poi trovarmela li di fronte.
Ho provato a fare gli spaghetti con la ricetta più basica che c'è, e anche la mia preferita, aglio olio e peperoncino.
Ho dei peperoncini nuovi arrivati dalla Thailandia, sottili e piccanti, li spezzo nel padellino dove sta già soffriggendo pianissimo l'aglio tagliato a fette sottilissime, come tagliate con la lametta nel film il Padrino, olio extra vergine Toscano, metto anche i semini, e tengo da parte due peperoncini di rinforzo da mettere "a secco" sul piatto finito. Adoro il piccante.
La pasta integrale rimane più ruvida al palato e non ha la untuosa scottante scivolosità che fa della aglio olio e peperoncino una pasta fenomenale... comunque, aggiungo un po' di prezzemolo tagliato a forbice direttamente sul piatto, pepe e grana, e gnam. Buona!
Bella soda, consistente, con il nucleo dello spaghetto ancora al dente perfetto, saporosa e sana. 

sabato 11 marzo 2017

Il Paninetto Giusto



Ho trovato questa panetteria deliziosa, che prepara anche un pane lievitato con l'aceto. Ho preso una pagnotta da tagliare a fette e questi due mini panini multicereale, così, tornata a casa dal lavoro, mi sono preparata una merenda. Ho pranzato solo con un po' di frutta e qualche tarallo.
Scaldo la piastra sulla fiamma bassa e metto i paninetti tagliati a metà con la parte interna sulla piastra. Dopo qualche minuto condisco l'interno con una cucchiaiata di salsa di pomodoro al peperoncino Mutti, un pezzetto di formaggio Ricciolo e una presa di origano. Chiudo il panino e lo rimetto sulla piastra, prima da un lato e poi dall'altro.
Nel bollitore l'acqua per il tè è già calda, mi scelgo un bel oolong e, mentre guardo le foglioline del tè sfuggite alla teiera, dispiegarsi nella tazza, mi gusto questi paninetti che sanno di estate.
Ah che pace...

venerdì 10 marzo 2017

La Rice Cooker e il Curry di Manzo






Stamattina mi sono svegliata con una voglia di mangiare curry, ma nessuna voglia di cucinare...
Così ho messo al lavoro la mia Rice Cooker.

Dopo aver ripassato i fondamentali del curry, e aver tirato fuori dal freezer due bistecche di manzo e una melanzana già affettata, ho messo un goccino di olio extra vergine di oliva nella pentola interna della rice cooker e ho aggiunto una bella cipolla bianca tagliata a fettine, due patate sbucciate e cubettate, la melanzana a straccetti, due bei cucchiai di curry di Madras, il contenuto di cinque capsule di cardamomo affumicato, un chiodo di garofano e due cucchiaini di una miscela di cocco e lemongrass. Appena ha iniziato a rosolare ho aggiunto la carne tagliata a cubetti.
Dopo qualche minuto, ho aggiunto una bottiglietta di succo di pomodoro e due cucchiaini di sugo Mutti al peperoncino. acqua bollente fino a coprire e ho lasciato mano libera alla mia rice cooker.
In realtà durante la fase di rosolatura delle verdure e della carne, ho dovuto imbrogliarla, togliendo la spina e rimettendola due volte, perché per lei la cottura era ultimata e si era messa su warm.
Una volta aggiunta l'acqua invece, ha borbottato felice fino a portare il mio curry ad una consistenza perfetta. Per ultimo ho aggiunto una manciata di piselli direttamente dal freezer. Con il calore della pietanza diventano morbidi sodi, restando belli verdi, pronti da gustare, come piacciono a me.
Nel frattempo ho preparato un po' di riso Jasmine in un pentolino. Dieci minuti ed era pronto. Ho servito il riso come accompagnamento al curry, spolverizzando il tutto con semi di fieno greco macinati al momento.
La casa sa di curry e me ne gusto una porzioncina in più. Poi sono pronta per andare al lavoro!


Dopo tanti anni di uso sono andata a cercare come funziona questa fantastica pentola ed ecco, tratto da Sakura Magazine, l'affascinante storia e funzionamento della rice Cooker:

14 gennaio 2015 by Sakura
Esiste di tantissimi modelli e oggi è usato in molte parti del mondo, ma è soprattutto in Giappone che ha raggiunto la sua popolarità: stiamo parlando del Cuociriso, che a partire dagli anni 60, si diffuse nel Sol Levante entrando a far parte delle case giapponesi come uno degli elettrodomestici più amati.
Il cuociriso, chiamato in Giappone Suihanki, è sicuramente usato per cucinare il riso, ma non solo. I giapponesi lo usano infatti per cucinare anche altri cibi, a volte da soli a volte contemporaneamente al riso, risparmiando così tempo e fatica.
Dato il suo enorme uso è difficile trovare una casa giapponese che non ne abbia uno in cucina. Usarlo è molto semplice: basta inserire il riso lavato nell’apposito “pentolino” del cuociriso insieme alla giusta quantità di acqua richiesta; posizionare poi il pentolino all’interno del cuociriso e avviarlo premendo il pulsante di avvio. Abbastanza facile da utilizzare, pratico e veloce, ormai è diventato uno strumento indispensabile per un giapponese. Impossibile farne a meno.
Eppure la domanda viene spontanea: … e allora come facevano le massaie e casalinghe giapponesi a cucinare il riso prima che venisse inventato questo, ormai insostituibile, elettrodomestico?Prima del cuociriso elettrico, il riso veniva cucinato con speciali fornelli di argilla alimentati con fuoco e legna. Tenere sotto controllo il calore era difficile quindi il processo di cottura richiedeva costante attenzione e soprattutto la continua presenza di qualcuno. Per le donne quindi il preparare il pasto per la famiglia (sia pranzo che cena) era uno dei lavori domestici più faticosi, ancor più di altri. Prima “dell’era elettrica”, le mogli spendevano tantissime ore per sbrigare le faccende di casa: bucato, stirare, pulire e ovviamente… cucinare!
Il primo esemplare di cuociriso elettrico appare nel 1922, ma si tratta ancora di un’idea-prototipo, perché è solo nel 1953 che abbiamo il primo vero modello di cuociriso elettrico, inventato da Yoshitada Minami.
Secondo Minami infatti per cucinare dell’ottimo riso, bisognava che l’acqua raggiungesse l’ebollizione a 100 °C e ci rimanesse per 20 minuti prima che il cuociriso si potesse spegnere. Convinto di ciò, dopo varie ricerche, prove ed esperimenti di ogni genere, Minami trovò un modo per “automatizzare” il cuociriso e far si che si spegnesse solo una volta raggiunta la giusta cottura.
Si trattava di mettere una certa quantità di acqua tra il cuociriso e il pentolino. Una volta prosciugata l’acqua perché evaporata per il calore, il conseguente riscaldamento di alcune parti metalliche del cuociriso avrebbero fatto scattare un interruttore che avrebbe spento l’apparecchio.
A testare questo prototipo, ancora in fase sperimentale, fu proprio la moglie dell’inventore, Fumiko Minami, che trascorse giorni, se non addirittura mesi a testare, verificare e mettere alla prova ciò che il marito con vari tentativi metteva a punto, aiutandolo così a migliorare l’invenzione che di lì a poco avrebbe cambiato la vita di migliaia di giapponesi.
Secondo gli appunti rimasti, è emerso che i primi esperimenti non andavano a buon fine perché l’interruttore che doveva spegnere l’apparecchio alla giusta cottura, quasi sempre si spegneva prima che l’acqua raggiungesse l’ebollizione, che si surriscaldava e che non rispettava le giuste tempistiche. Minami allora lavorò ancora più assiduamente e con maggiore dedizione al progetto, arrivando a creare un design che meglio isolasse il calore. Per provarne l’efficacia e il buon funzionamento, l’invenzione fu addirittura testata in un ambiente con una temperatura di 10 °C sotto lo zero.
Risultato? Fu quello sperato! Finalmente dopo tanto lavoro e fatica, Minami era riuscito a completare il suo progetto, e il suo lavoro trovò i suoi frutti nel 1955 quando venne approvato in modo ufficiale ed entrò in commercio al prezzo di circa 3200 Yen.
Negli anni 60, quando la fine della Seconda Guerra Mondiale cominciava ad essere un ricordo, il Giappone iniziò a vivere un periodo di grande crescita economica: la scena è quella di mariti che lavorano tutto il giorno e tornano a casa tardi e mogli che fanno del loro meglio tra casa e lavoretti part-time. Le famiglie quindi ora non sempre riescono a condividere il pasto, ma mangiano spesso a orari diversi.
Possiamo quindi immaginare quanto frequente sia diventato l’uso del cuociriso, che ora sembra necessitare di una nuova opzione: “mantenere il cibo constantemente caldo”. Il cuociriso elettrico automatico diventa allora adesso un “Cuociriso-Thermos”, in grado di riscaldare ma anche di mantenere il cibo ad un calore costante.
Non fa però in tempo a “trasformarsi” che un nuovo tipo di cuociriso è già sul mercato: in questo stesso periodo infatti viene messo in commercio il Cuociriso a gas. In una società in cui la vita comincia ad essere più veloce e in corsa contro il tempo, il cuociriso a gas offre la possibilità di riscaldare i cibi ancora più velocemente. La versione elettrica dunque ha bisogno ancora una volta di migliorarsi se vuole competere sul mercato con il nuovo rivale.
La soluzione non tarda ad arrivare: il riscaldamento ad induzione elettromagnetica, proposto nel 1971 dagli Stati Uniti. Il tutto si basava su una spirale che girando velocemente creava un campo elettromagnetico ad alta frequenza che generava calore e riscaldava molto più rapidamente.
Dato il sistema di riscaldamento innovativo, si decise di applicarlo sull’apparecchio. La cosa fu fattibile, solo che il tradizionale pentolino in alluminio non era più adatto al nuovo livello di cottura, ne venne perciò inventato uno apposito in alluminio e acciaio inossidabile. Dopo le dovute modifiche quindi, il cuociriso si ripresenta nuovamente in commercio in una veste completamente nuova.
Oggi esistono un’enorme quantità di cuociriso, diversi per colore, marche, forme, design, capienza e per le numerose funzionalità. Ma non sono solo i cuociriso ad essersi evoluti ma anche…. il riso!
Esiste infatti un negozio a Tokyo (Meguro Ward) dove è possibile trovare in vendita ben 60 tipi diversi di riso provenienti da tutto il Giappone. Chiunque può scegliere il tipo di riso che preferisce in base al proprio gusto.
Toyozo Nishijima, proprietario del negozio sta da anni lavorando insieme agli agricoltori per ottenere dalle coltivazioni, diverse varietà di riso che possano adattarsi a diversi tipi di cottura in modo da poter così soddisfare le preferenze e i gusti dei clienti, riuscendo a raggiungere sempre una cottura ottimale del cibo. Se volete potete distribuire liberamente questo testo, in maniera non commerciale e gratuitamente, conservandone l’integrità, comprese queste note, i nomi degli autori ed il link http://sakuramagazine.com

domenica 26 febbraio 2017

Grano Saraceno Con Ceci e Verza Cappuccio: Come Un Cous Cous Invernale



Ecco, con i ceci e il grano saraceno cotti ieri, oggi ho potuto assemblare questo piatto unico vegetariano in pochissimi minuti.
Per prima cosa ho affettato un po' di verza cappuccio e qualche foglia di finocchio per farle rosolare in in padella con pochissimo olio extra vergine di oliva. Ho aggiunto una spruzzata di salsa worchestershire e qualche cucchiaiata di grano saraceno e di ceci precedentemente cotti.
Ho fatto saltare velocemente a fuoco allegro, tagliuzzatoci sopra delle foglie di prezzemolo e gustato con un bocciolo di radicchio verde e una pennellata di shiro miso. Yum che bontà!






sabato 25 febbraio 2017

Grano Saraceno: Veloce da Preparare, Gustoso da Mangiare


Stamattina ho rovistato nell'armadietto del riso e della pasta e ho trovato un pacchetto di grano saraceno che avevo comprato per farne i germogli. Il grano saraceno da solo ha un sapore più delicato della sua farina, cuoce in 12 minuti dal sibilo, in pentola a pressione, e risulta morbido, delicato e adatto ad essere condito o saltato con verdure, sia caldo che freddo come un cous cous, oppure in abbinamento con i legumi, sia asciutto che in zuppa.
Oggi l'ho provato appena tirato fuori dalla pentola. La pentola mi serviva subito per cuocere i ceci messi in ammollo la sera prima. Mentre i ceci stanno cuocendo, ci vorranno circa 40/45 minuti dal sibilo, con acqua di due terzi in più al loro volume. Niente sale in cottura, lo aggiungo solo alla fine, quando trasferisco i ceci con una parte del loro liquido di cottura, in un vaso di vetro da tenere in frigorifero. Così ho ceci pronti per i prossimi giorni. Sto portandomi avanti così da avere elementi sani per preparare velocemente da mangiare anche ad orari impossibili.
Mentre i ceci stanno cuocendo, dicevo, provo il grano saraceno.
Una parte lo metto via e una parte lo mangio adesso, caldo, condito solo con un filo di olio extra vergine di oliva e una spolverata di cipolle fritte comprate all'Ikea, l'ultima volta che ci sono andata con un amico, il venerdì prima di San Valentino.
Le cipolle fritte dell'Ikea sono una droga. Assuefacenti...peccato per chi non le può mangiare perché contengono un po' di farina di frumento. Potrebbe essere un idea riprovare a farle, magari con un essiccatore...
Le cipolle donano una sferzata di croccantezza e sapore al grano, che ben accetta. Me ne mangio due piattini, aggiungendo al secondo un pezzetto di formaggio.
Anche il grano saraceno, una volta cotto, si conserva in frigorifero, in un contenitore ermetico, per 4/5 giorni.
Che bello quando prepari tutte le basi per poter creare senza problemi quando non hai molto tempo!

venerdì 24 febbraio 2017

Pancetta, Croutons, Cheese & Walnuts Salad


Mi sono ritrovata a fare questa insalata un giorno di questa estate molto caldo. Con la mia amica Bea avevamo preso il sole tutto il giorno e volevamo fare un aperitivo ma non avevamo voglia di uscire. Così, dopo un rapido blitz al supermercato per recuperare qualche ingrediente mancante per la nostra self made apericena, lei ha tirato fuori un po' di appetizer, infornato le olive all'ascolana, si è messa a fare due spritz e io ho iniziato a lavare l'insalata. 
Ho preso due bei ciuspi di lattuga romana, croccanti e freschissimi, e dopo averli sfogliati, lavati e scrollati, ho spezzato con le mani le foglie, ricavandone dei pezzi grandi come bocconi.
Nel frattempo ho messo una padella antiaderente sul fuoco, con dentro dei dadini di pancetta dolce, li lascio rosolare piano, devono diventare croccanti.
Taglio un bel pezzo di emmental a cubetti di circa 1 centimetro per 2 e li aggiungo all'insalata in una capace insalatiera. Sguscio qualche noce, le spezzetto e anche quelle finiscono nell'insalatiera. 
In una ciotola a parte, sbatto velocemente per ottenere una salsina, 3 cucchiai di olio extra vergine di oliva, 1 cucchiaio di aceto balsamico, 1 cucchiaino di senape e 1 cucchiaino di mayonese (che è facoltativa). Condisco con la salsina l'insalata, e travaso nella ciotola i cubetti di pancetta tenendoli al caldo vicino al fuoco, nella padella metto i crostini di pane e alzo la fiamma al massimo. Mentre i crostini si insaporiscono con il grasso lasciato dalla pancetta, giro bene l'insalata di modo che la salsina si distribuisca uniformemente su tutte le foglie. Aggiungo i crostini caldi e la pancetta e mangiamo su questi piatti bellissimi.
Wow che delizia!
I cocktail sono freschi e dissetanti, gli stuzzichini croccanti e appetitosi e l'insalata gratificante e saziante. Fresca ma saporita, sgranocchiamo felici dell'estate godendoci il tramonto e la luna.

P.S. L'ho rifatta questa sera, e così, uscita per andare a fare scorta di dolci in una crisi di tristezza, quando sono passata dal banco delle insalate ho visto questo bel ciuspo di lattuga romana, svettante e fiero della sua fresca croccantezza, ne ho sentito sotto i denti lo scrocchiare delizioso e la spesa ha virato sugli ingredienti per farla. Un po' di guanciale, era in offerta, un pezzo di emmental, e dei bastoncini francesi appena sfornati al posto dei crostini. Torno a casa e comincio a mettere il padellino antiaderente per far abbrustolire il guanciale, lavo l'insalata e la spezzo con le mani, prendo 7 noci e le sguscio e spezzetto dentro l'insalatiera, un pezzetto di formaggio a dadini, affetto un pezzo di pane e ne faccio dei crostini che butto in padella insieme al guanciale che ha rilasciato il suo grasso profumato. Condisco il tutto con un cucchiaio di olio extra vergine lavorato con un cucchiaino di senape e uno di aceto balsamico di mele, verso sopra la mia insalata i crostini e il guanciale e me la gusto tutta con un bicchiere di Cannonau. L'estate è vicina.

mercoledì 22 febbraio 2017

Avena e Lenticchie, la Zuppa, il Cous Cous, il Partner del Riso Basmati


Qualche tempo fa ho comprato l'avena per farne i germogli, ha molta resa e quindi avevo ancora il sacchettino semipieno. In compenso avevo un sacchetto quasi vuoto di lenticchie umbre, che da sole non sarebbero bastate per una porzione. Così, dopo aver spulciato la rete per vedere tempi di ammollo e tempi di cottura, ho iniziato mettendo in ammollo l'avena.
L'ammollo previsto è di 3 ore, io ne ho fatte due scarse perché non avevo tempo.
Ho affettato, carote e cipolla e le ho messe in pentola a pressione con alloro, chiodi di garofano, a rosolare in un cucchiaio di olio extra vergine di oliva. Ho affettato una verza piccolina e l'ho aggiunta con un po' di dado granulare iposodico sohn e una bottiglietta di succo di pomodoro.
Ho messo l'avena, scolata, e le lenticchie, sciacquate. Hanno lo stesso tempo di cottura: 20 minuti dal sibilo più 10 minuti a fuoco spento senza aprire ne sfiatare. 
Ho aggiunto l'acqua, circa due volte il volume delle lenticchie e avena, girato e chiuso il coperchio. 

Appena pronta l'ho gustata da sola, come zuppa, togliendo un po' di brodo e bevendolo a parte. La seconda sera ho preparato un cous cous di riso biologico (10 minuti in acqua bollente a fuoco bassissimo) e li ho serviti mischiandoli.
La terza volta invece era più densa perché l'ho fatta asciugare, ho preparato del riso basmati cotto per assorbimento con pezzetti di alga wakame, impiattato insieme, un giro di olio extra vergine di oliva e messo in tavola.

La consistenza del chicco di avena, sotto i denti, è deliziosamente vischiosa fuori e poi esplode rivelando un interno morbido e sodo al tempo stesso. Il sapore delicato e vagamente dolce, la fa sposare con ogni tipo di accompagnamento. Le tre varianti sono state tutte deliziose che non saprei quale scegliere.
Buon appetito!