domenica 5 aprile 2020

La Mattina della Creazione - Parte Seconda: la Pasta Madre

Giovedì mi hanno regalato un pochino di pasta madre, sono andata a ritirare la spesa al Molino Cazzaniga, uno degli ultimi mulini a pietra in Italia ancora perfettamente funzionante. Li si possono acquistare farine di tutti i generi, riso, pasta, biscotti, conserve e miele. Il mugnaio mi ha aiutato a mettere la spesa in macchina e oltre ad aver pranzato con delle tagliatelle di farina di castagne sopraffine, mi sono messa a fare il lievito naturale, partendo dal pezzetto di pasta madre che mi è stato donato.
Mentre la pasta madre ha una consistenza solida e richiede di una manutenzione un pochino più complicata, il lievito naturale o li.co.li (lievito madre in coltura liquida) richiede meno rinfreschi e più dilazionati nel tempo. Una volta maturo (dopo circa una decina, quindicina di giorni a fermentare a temperatura ambiente) si può tenere in frigorifero e rinfrescare da una volta alla settimana fino a 20 giorni, se non si utilizza per panificare.
Ci sono siti con spiegazioni per creare la pasta madre (che avevo già provato a fare anni fa, seguendo la ricetta presa dal libro "Il Cucchiaio Verde") e ne ho trovato uno molto interessante dove dalla pasta madre si passa al lievito madre liquido o li.co.li questo è il migliore e più semplice che ho trovato: https://blog.giallozafferano.it/crisemaxincucina/licoli-lievito-madre-coltura-liquida/

L'avventura ha inizio!

La Mattina della Creazione - Parte Prima: Il Minestrone Come Piace a Me

Come tutti i Venerdì da tre venerdì a questa parte, sono scesa dal fruttivendolo che parcheggia sotto casa a fare una spesa a kilometro 0. Difatti sono più o meno 20 passi.
Oggi gran tripudio di verditudine, con sedano, catalogna, erbette, prezzemolo, salvia, verza, zucchine e cetrioli e i toni solari di carote, peperone giallo, pomodori, cipolle dorate, che voglio usare per una zuppa di cipolle e fragole dolcissime.
Appena risalgo in casa mi metto subito a preparare. Inizio con il minestrone, che a me piace di poche verdure.
Taglio a cubetti minimi un paio di carote e una costa di sedano, affetto a mezze rondelle la parte verde di un porro, riduco in cubetti minuscolo un paio di pomodori molto maturi e metto tutto in pentola a pressione. Lavo e affetto a straccetti la mezza verza, la dispongo sopra le altre verdure, aggiungo acqua fino ad arrivare al segno e accendo il fuoco. Unisco 5 chiodi di garofano, la pentola è grande da 5 litri, e dopo aver messo un paio di cucchiai di brodo iposodico sohn e una tazza di passata, chiudo con il coperchio. La pentola ci mette un po' ad andare in pressione, ma appena inizia il sibilo calcolo una decina di minuti e poi spengo. Lascio così a cuocere in pressione altri 10 minuti, e poi, una volta fatto sfiatare il vapore, che odorandolo mi da la giusta di sensazione di minestrone pronto, apro. La verdura è ancora bella soda, come piace a me. Prelevo qualche mestolo e lo gusto a mezzogiorno, spolverato con un pochino di formaggio grattugiato e pepe, un filo di olio extra vergine di oliva a crudo. Una volta freddo metterò in freezer un po' di minestrone e un contenitore colmo di solo brodo. Nella pentola rimane abbastanza minestrone ancora per un paio di cene e per farci una polentina svelta con le verdure inglobate.

Nel frattempo che il minestrone cuoceva, ho staccato le foglie del sedano, le ho lavate e messe in un contenitore per usarle nelle insalate. Ho arrostito dei peperoni verdi dolci e fatto l'insalata libanese di prezzemolo, che adoro tanto. Ho impostato il pane prelevando un po' del lievito naturale che sto allevando e l'ho rinfrescato. Il mio pranzo è stato di sole verdure. Molto disintossicante ma super gustoso. Il minestrone come piace a me ha un sapore di verza ed è leggermente acidulo per via del pomodoro. Una combinazione che mi piace moltissimo!
Per leggere le procedure degli altri piattini, del pane e del lievito vi rimando ai prossimi post. Bon apetit!


sabato 4 aprile 2020

Instarecipe: Pizza in Padella III tentativo


Pizza in padella senza lievito - III tentativo: nella padella senza manici antiaderente già unta, ho steso un pezzo di impasto del pane che sto preparando con lievito madre, al quale ho aggiunto 1/2 cucchiaino di bicarbonato e 1 di succo di limone. Lasciato riposare 20 minuti. Ho messo passata di pomodoro, origano, olio evo, porri tagliati sottili, feta sbriciolata. Lasciato riposare ancora una mezz'oretta. Infornato in forno già a 220 gradi per 20 minuti circa. 

mercoledì 1 aprile 2020

Instarecipe: Uova in Purgatorio Infernali


Uova in Purgatorio Infernali: soffriggere in poco olio evo, cipolla e peperone tagliati a fette, peperoncino secco abbondantissimo spezzato, addensare a fuoco basso. Creare delle nicchie nel sugo e sgusciarci le uova. Smuovere  delicatamente l'albume finché diventa bianco. Servire con pane rustico da intingere nel tuorlo e nel sughetto. Gnam.

La Spesa Vegetale










Ogni venerdì, sotto casa mia, arriva un fruttivendolo. In passato mi è stato utile quando mi ero rotta il gomito e non potevo guidare per andare a fare la spesa.
Scendevo, sceglievo qualche cosa di facile da cucinare con una mano sola e l'omino gentilmente mi portava il sacchetto fino alla porta di casa.
A 50 metri.

Da un mese, in questo periodo, non ci si può spostare molto, per altri motivi.
C'è in giro un virus molto aggressivo che ha costretto le autorità a prendere provvedimenti eccezionali, tra le quali il rimanere chiusi in casa il più possibile.
Si può uscire solo per le cose davvero necessarie, farmacia e spesa, muovendosi all'interno del proprio comune. Siamo tutti in zona rossa.
Così, complice anche la non intenzione di fare la coda, in mascherina, al supermercato, dove fanno entrare poche persone alla volta, il 20 marzo sono scesa a vedere cosa aveva il fruttivendolo.
Mi ha dato una cassetta, che ho tenuto in casa per mettere le spese successive, io gli do la mia borsa e lui, con mani guantate mette dentro le cose che scelgo, a distanza.
Questa esperienza settimanale è molto rilassante, scendo così come sono vestita in casa, con il mio bigliettino della spesa e poi mi faccio ispirare guardando la verdura. Mano a mano le spese sono diventate sempre più verdi e fresche e la mia creatività è stata stimolata.
Certo, acquistare così, oggi come oggi, è più caro e richiede un dispendio di tempo che in giorni normali molti non possono permettersi. Ma finito questo periodo di quarantena e isolamento forzato, economia permettendo, mi piacerebbe tornare a fare la spesa così.
Ho trovato anche un mulino che vende ogni tipo di farina macinata in loco con un mulino a pietra e ci sono cascine che organizzano mercati con i loro prodotti.
E' una riscoperta di tempi più morbidi e accurati, che mi hanno riportato con la mente all'infanzia, quando mia mamma la spesa la faceva al mercato e il supermercato era un appuntamento sporadico, solo per acquistare quelle cose che non hanno un criterio di freschezza e provenienza.

Scegliere con calma la verdura e la frutta, parlando con il fruttivendolo, o il macellaio o il panettiere, rappresenta un recupero dei rapporti umani, dello scambio di consigli su come cucinare gli ingredienti, una condivisione di esperienze e l'instaurarsi di un rapporto di fiducia.

Bizzarramente tutte le volte la spesa è costata la stessa identica cifra, ma visivamente sembra aumentata in volume e rigogliosa colorata natura.

sabato 28 marzo 2020

Instarecipe: Pizza in Padella Senza Lievito

Pizza in padella senza lievito - II tentativo: nella padella antiaderente già calda e unta, lavorare con la spatola 4 cucchiai di farina, un pizzico di sale e zucchero, 1/2 cucchiaino di bicarbonato e 1/2 di aceto, 1 cucchiaio di olio, aggiungendo acqua per impastare. Coprire con coperchio a misura giusta. Aggiungere passata di pomodoro con un po' di triplo concentrato di pomodoro,  origano, olio e coprire. Aggiungere formaggio quando la pizza è croccantina sotto, coprire fino a che si scioglie. Purtroppo l'impasto troppo fluido o troppi ingredienti sopra che pesavano, non hanno fatto crescere l'impasto (il primo tentativo era per il coperchio più piccolo della pentola) quindi il III tentativo sarà con impasto meno fluido o cottura in forno con padella senza manici.

venerdì 27 marzo 2020

Instarecipe: Omelette Courgettes

https://www.instagram.com/p/B-PgpklgNWR/?igshid=1nbklakobleku

Omelette. Stufare brevemente le zucchine a rondelle in olio evo e aglio sottile soffritto, e metterle da parte. Sbattere, pochissimo, due uova e un po' di yogurt in una scodella, versare in padella e far rapprendere, mantenendo la parte superiore molto morbida (baveuse) metterci le zucchine, lo yogurt, il cipollotto a rondelle e chiudere l'omelette. Cospargere con le rondelle dei gambi dei cipollotti.

lunedì 23 marzo 2020

Credo di Aver Mangiato il Vocabolario


woman reading book optical illusion painting, fantasy art, artwork, HD wallpaper


In questi giorni sono in fermento creativo, studio tantissimo, leggo tanto, scrivo tanto anche e anche discostandomi dai soliti argomenti. Sento che sta germogliando in me una nuova coscienza. Le parole mi scaturiscono come da una fonte e mi stupisco della varietà dei termini e dei concetti. Sono parole che mi appartengono ma di cui non facevo uso da molto tempo, moltissimo. O parole che avevo solo usato per i miei pensieri reconditi e mai pronunciato o scritto.
La sensazione è quella di aver mangiato un vocabolario.
Ed è una sensazione bellissima ma straniante ed estraniante.
Se gli inizi, le storie, le amicizie, le persone che si incontrano danno il via a questi meccanismi, allora, anche se poi l'inizio finisce subito, la storia non si sviluppa, l'amicizia non decolla e le persone si tolgono, hanno comunque avuto questo impatto trasformativo e va bene così.
Perché il processo di trasformazione può essere innescato in maniera esogena ma poi, tutto il cambiamento avviene solo in noi stessi e con le nostre forze volontarie o istintive che siano.


venerdì 20 marzo 2020

Instarecipe: Uova e Cipollotti al Tegamino

https://www.instagram.com/p/B98_GSVAy9H/?igshid=8by9s0eyavqv

Uova e cipollotti. Cipollotti, poca acqua, fuoco alto, coperti. Quando sono teneri, usare l'acqua di cottura per brodino vegetale e per una polenta rapida, nella padella  aggiungere burro, sgusciarci le uova, pepe e formaggio quando il bianco è rappreso. Con il pane Altamura e intingendo i cipollotti nel tuorlo. La gola. 

mercoledì 18 marzo 2020

Instarecipe: Gambi di Finocchio Superstar

https://www.instagram.com/p/B95KEMGoDeR/?igshid=xl63mmrn3oa1

Gambi di finocchio, pomodorini secchi, olive Taggiasche sott'olio, sfrugugliame di tonno sott'olio, aglio, olio e peperoncino. Per condire una pasta senza sprecare nulla.
Lo sfrugugliame di tonno è tutto quello che rimane in fondo al vasetto di vetro del tonno sott'olio, è una parola che mi sono inventata perché mi rende l'idea più di sbriciolume che applico ai panificati.


martedì 17 marzo 2020

Instarecipe: Riso al Curry Super Rapido e Interdipendenza


https://www.instagram.com/p/B91ScrfohCW/?igshid=q6dct81p4p4a

Oggi mi sento un genietto del male... da tempo avevo perso l'ispirazione per scrivere su questo blog, perché, colpevole un cambio di ritmo di vita, spesso ciò di cui ho bisogno è mettere sotto i denti qualcosa di rapido, il più possibile sano e gustoso ma senza complicazioni.
Così giorno dopo giorno ho fatto ricettine veloci, magari pubblicando su instagram la foto del piatto, ma sterilmente, senza spunti.
E ciò mi disturbava in parte.
Ieri è stata una giornata particolare, dove ho dovuto mettere in moto molta interdisciplinarità per risolvere un problema nato come prettamente informatico e che poi si è rivelato spunto di riflessione più globale.

Interdipendenza è la parola chiave.

L'interdipendenza è quella qualità che ti permette, secondo Riccardo Agostini, di fondare una relazione amorosa sana e con più ampie possibilità di durata nel tempo. Per una spiegazione molto chiara, esemplificativa e con lo stile di Riccardo empatico, umano, ma molto diretto, rimando al suo canale Youtube di crescita personale. Spulciando tra i microvideo si possono trovare risposte illuminanti sugli abitanti di Marte e di Venere e i problemi di comunicazione tra loro, nonché spunti per diventare più completi in sé e per sé.

Ma l'interdipendenza è una chiave che si può applicare a molti frangenti della nostra vita.
Così stamattina, mi si è accesa una lampadina. Invece di lavorare parallelamente su due canali diversi, a discapito sia dell'uno che dell'altro ho deciso di apportare delle modifiche di comportamento e dei momenti di interdipendenza di un canale nell'altro, così da creare una coppia dove ognuno mantiene le sue peculiarità, ma apporta valore aggiunto all'altro.

Nasce così in questo blog, da oggi, un filone che chiamerò Instarecipe: seguito dal titolo e da un semplice rimando alla pubblicazione su intstagram di queste "non-ricette", questi spunti di abbinamento, di ciò che magari ho trovato gustoso in giro. E per converso, sul profilo Instagram troverò il modi di rimandare a quello che pubblico sul blog, anche fosse solo una considerazione o una ricetta mentale.

Felice appetito!








domenica 15 marzo 2020

Torta a Occhio

Torno a scrivere dopo tantissimo tempo che sembrerebbe di inattività, ma si mangia tutti i giorni e si cucina quasi sempre. Chi mi segue da tempo oppure chi ha iniziato a seguirmi da poco, sa che negli anni ci sono state modificazioni nel mondo che riguardano le comunicazioni, e che i canali social, che hanno fatto virare verso una condivisione più immediata, meno pensata apparentemente, in cui si privilegia l'immagine rispetto al testo, ora hanno la fetta più grande. Anche perché, per condividere una foto ci vogliono pochi secondi, mentre per mettersi a scrivere un testo ci vuole tempo, energia e voglia. E chiarezza mentale e di intenti.
Stiamo vivendo, tutti quanti, un periodo di grande sconforto, e alla maggioranza di noi è richiesto di restare chiusi in casa, con una primavera che sta esplodendo, uscendo solo se strettamente necessario e solo per le emergenze. Per non facilitare la diffusione di un virus che sta piegando la nostra società sia a livello di sanità collettiva che economicamente. 
In questi giorni di clausura, per chi vive da solo sentiti con maggior profondità, è naturale ripiegarsi sul cibo e in special modo sui dolci. L'Italia, con le sue molteplici varietà ed eccellenze, è un paese fortunato. L'indulgere ogni giorno in un pezzetto ulteriore di parmigiano reggiano, non ha pari con l'indulgere con uno qualsiasi dei formaggi industriali che nella maggior parte del pianeta sono la quotidianità. E questo solo per fare un esempio.
Da ogni parte ci si giri, abbiamo la fortuna di trovare ingredienti e cibi gustosi, golosi, magari anche molto calorici, ma che mantengono una peculiarità di eccellenza, cura, biodiversità, originarietà, senza pari. Senza pari.
A questo proposito voglio condividere il link ad un piccolo filmato che, nonostante qualche inesattezza dovuta all'esposizione "a braccio" e il contesto e la motivazione per il quale è stato fatto, fa capire molto meglio di come possa spiegarlo io, cosa vuol dire essere nati in Italia rispetto al resto del mondo: 
Oscar Farinetti: La fortuna di nascere in Italia. Farinetti è il fondatore di Eataly, tanto per dire.

Detto questo, e visto il video, stamattina mi sono svegliata con l'intenzione di fare una torta. Perché in questi giorni, le cose dolci rappresentano, per molti che vivono da soli, il conforto e l'abbraccio che ci è stato negato.
Me compresa. 
Apro gli armadietti e tiro fuori tutto, trovando farina e lievito vanigliato (che sapevo di avere) fave e lenticchie, che cucinerò nei prossimi giorni per rimandare il più possibile l'uscita per andare a fare la spesa, un sacchettino di farina di mandorle (e una misteriosa confezione di polvere di sesamo nero, scritta solo in cinese, che mi riprometto di studiare per l'utilizzo) un sacchetto di avena, bacche di goji e frutta essicata di quelli che si usano a colazione, gocce di cioccolato. Non ho latte, l'ho finito, ma non ho intenzione di uscire solo perché sono rimasta senza, per un po' posso farne a meno. Cerco in internet una ricetta di torta senza latte e letto sommariamente il procedimento, vado ad occhio e inizio ad impastare la mia torta.
Ecco, questa cosa dell'andare ad occhio, credo sia uno dei motivi per cui non sono particolarmente seguita, la gente ha bisogno di sapere grammi e porzioni, e io invece pervicacemente mi ostino a non darli. Confidando nella capacità intuitiva dell'andare a occhio che ti viene dopo che cucini per piacere tuo personale. 
Nel produrre dolci questa filosofia di pensiero non ripaga molto pero'...
A testimonianza di ciò, le molte prove di torte riuscite male, gnucche e quasi immangiabili per chi non ha bisogno del sapore dolce in quel preciso momento li. 
Ci sono le foto. 
E le improbabili ricette.

Insomma, comunque sono andata ad occhio anche questa volta. 
In una capace terrina ho messo un sacchettino di farina di mandorle (circa una tazza) e lo stesso di farina bianca 00. Un sacchettino (una monoporzione) di fiocchi di avena e frutta disidratata, di quelli che si usano per le colazioni sane, il tuorlo di un uovo, un pizzico di sale, due bustine di vanillina, un cucchiaino di cannella in polvere, una bustina di lievito vanigliato, un cucchiaio di zucchero integrale grezzo, mezza tazza di fecola di patate. In un padellino, su fuoco bassissimo, ho fatto sciogliere la quantita di burro che si userebbe per condire una pasta per due persone, e una volta unito il burro agli ingredienti, ho utilizzato il padellino per metterci l'acqua che man mano ho aggiunto per lavorare l'impasto. Alla fine di tutti questi inglobamenti, l'impasto deve risultare, omogeneo, non troppo fluido, ma con la consistenza di una polenta morbida.
Nel frattempo ho già acceso il forno a 170 gradi, ventilato.
Aggiungo le gocce di cioccolato, tante. Davvero tante, mezzo pacchetto (di un pacchetto grande quanto quelli normali del cacao amaro) e le amalgamo. In una ciotola a parte ho tenuto l'albume dell'uovo e con una frusta l'ho montata a mano finchè è diventata a neve soda. 
Il forno è arrivato alla temperatura giusta. Incorporo l'albume montato a neve, lavorandolo delicatamente con la spatola, i movimenti dall'alto verso il basso, per unirlo all'impasto senza che si smonti e cercando di incorporare anche l'aria.
Verso il mio impasto in una tortiera quadrata con i lati di 20 centimetri, foderata di carta forno, cospargo la superficie con un pochino di zucchero e inforno appoggiando sulla griglia posizionata in basso e con la leccarda posizionata proprio nella tacca appena sopra. Ho visto che così, in questo forno, finalmente le torte cuociono anche sotto e così faccio. Più come rito scaramantico che altro.

Dopo circa mezz'ora, quaranta minuti, o comunque quando dal forno esce questo profumo di torta delizioso che ti riporta direttamente all'infanzia come un balzo nell'iperspazio, spengo il forno e lascio li. Fa parte sempre del rito. 
Quando è passato un lasso di tempo sufficiente a farci dimenticare che abbiamo fatto la torta, apro il forno, scodello la torta nel fantastico piatto quadrato che sembra fatto apposta, e procedo all'assaggio.
La torta è ancora tiepida dentro, è rimasta morbida, ben lievitata, abbastanza dolce, forse troppo per i miei gusti, e gustosa. 
Al secondo assaggio, ormai fredda, risulta ancora più buona.
Yeeh!

domenica 26 maggio 2019

Verdure Fermentate un Tesoro Semplice




Come avevo anticipato ho provato a fare le verdure fermentate in casa, seguendo le indicazioni fornite dal dott. Stefano Erzegovesi nel libro "Il Digiuno per tutti".
Avevo in casa, sedano, carote, finocchi e un bellissimo cavolo rosso e ho deciso di fare quattro vasetti, tenendo le verdure separate. Voglio sentire le differenze di sapore che avranno alla fine della fermentazione.
Come prima cosa ho messo a bollire un litro di acqua con 30 gr di sale marino grosso. non iodato, e nel frattempo ho iniziato a pulire, mondare e tagliare a tocchetti, rondelle, julienne qualche costa di sedano, 3 carote, mezzo finocchio e mezzo cavolo rosso, stipandoli nei rispettivi vasetti e premendo bene di modo che siano il più possibile compattati. Ho aggiunto dei semi di kummel (altrimenti detto cumino dei prati o carvi) al vasetto con i bastoncini di carote. E' un esperimento, non so se il sapore aromatico dei semi verrà troppo esaltato con la fermentazione, ma uno dei sapori che preferisco in materia di sottoaceti è quello dei cetrioli in agrodolce chiamati gewürzgurken, che hanno, nella brina di conservazione, aneto e semi di coriandolo per dare loro il tipico sapore, e quindi voglio provare a creare un sapore caratteristico, il dolce delle carote secondo me si sposa bene con l'aromaticità mitteleuropea dei semi di kummel, che infatti si trovano spesso nei pani di segale sudtirolesi e in molte ricette di quelle zone climatiche, non vedo l'ora di assaggiarli, aspettare 20 giorni sarà strenuante...


Una volta messe tutte le verdure nei vasi di vetro (sterilizzati insieme ai rispettivi coperchi con acqua bollente) e raggiunta una temperatura ambiente dell'acqua e sale, quindi di fatto una salamoia al 3%, ho rabboccato con la salamoia i vasi, di modo che quest'ultima superi il livello delle verdure. Ho chiuso con i coperchi avvitandoli bene e ho posizionato i vasi in una teglia (non avevo vassoi) che ho protetto con due strati di pellicola. 
Il tutto va posizionato in un armadietto o comunque al buio per 15/20 giorni. 
Nei prossimi primi 3/4 giorni potrebbero esserci delle fuoriuscite di liquido, Erzegovesi non ne parla ma ho fatto qualche ricerca e l'esperienza del lievito madre fatto in casa di qualche anno fa è ancora un ricordo indelebile nella mia memoria: sono fermenti, traboccano.
Dopo i primi giorni, dove qualcuno suggerisce di svitare leggermente il coperchio per far uscire i gas fermentativi e riavvitare subito, l'esperimento dovrebbe stabilizzarsi, e dopo 15 giorni di riposo al buio e a temperatura ambiente (25 gradi circa) si possono trasferire i vasetti direttamente in frigo e "pescare" queste delizie per creare panini gustosi, contorni croccanti e saporiti, aggiungere sprint alle insalate e ovviamente seguire la "cura" descritta nel libro.
Ogni verdura, fermentata, sarà una fonte di probiotici eccezionale e potente, ed in più ognuna avrà caratteristiche differenti. Solo per fare un esempio: il notevole aumento di calcio biodisponibile che avviene nei cavoli, fonte storica e tradizionale di quei paesi dove il sole scarseggia ma negli orti abbonda questa gustosa verdura sostituta della cicogna. 
La ricetta dei Sauerkraut o crauti acidi, prevede appunto la fermentazione del cavolo cappuccio con una salamoia, e aromi, per modificare le proprietà organolettiche e avviare la produzione di acido lattico così benefico nel combattere la flora batterica patogena. 
Le verdure fermentate vanno consumate così, la cottura ne demolirebbe le proprietà benefiche.  

La salamoia al 3%, se si rispettano le proporzioni (che sono il minimo quantitativo di sale possibile) e ovviamente tutte le scrupolose attenzioni alle norme igieniche, mani e utensili puliti, vasetti e coperchi sterilizzati, verdura lavata e sana, niente foglie o parti molli o sottili, garantisce un ambiente ostile alla crescita di organismi patogeni purtroppo ogni tanto presenti in altre tecniche di conservazione delle verdure, sott'olio per esempio. 
Queste verdure sono gustose e salubri e adatte ad un regime dietetico dimagrante, poiché non hanno grassi ne zuccheri aggiunti. 




sabato 25 maggio 2019

Come Fare il Kefir in Casa



Recentemente ho letto il libro di Stefano Erzegovesi "Il Digiuno per tutti" e l'ho trovato avvincente e molto interessante. Tra i vari argomenti e spunti, di cui parlerò in futuro, ho messo subito in pratica due o tre cose.
Premetto che ho sempre fatto lo yogurt in casa, e che ne sono una ghiotta consumatrice, bianco al naturale o, al limite, quando ho voglia di qualcosa di dolce e fresco, con un po' di frutta tagliata dentro e un cucchiaino di zucchero Mascobado o di miele. Ultimamente la pigrizia ha preso il sopravvento e acquisto direttamente il secchiello da 1 kilo della Mila. 
Utilizzando un cucchiaio perfettamente pulito e prelevando la dose giusta da trasferire in una ciotolina da cui poi mangiarlo, si ottengono due cose importanti: la non contaminazione del prodotto ancora da consumare e un controllo della quantità consumata volta per volta. 
La prima regola vale anche per la marmellata in vasetto, se si preleva il quantitativo voluto tutto in una volta con il cucchiaino lindo, senza mangiarla direttamente dal cucchiaino man mano, magicamente la marmellata non ammuffisce... 

...comunque, oltre allo yogurt ho sempre acquistato anche il kefir, che dalle mie letture dei libri di alimentazione naturale di Nico Valerio, ricordavo benefico e protettivo. Il kefir ultimamente si trova un po' in tutti i supermercati, ma quando ho iniziato io non era così diffuso, così imbattendomi nella ricetta del kefir da fare in casa di Erzegovesi mi ha ripreso il sacro fuoco dell'autoproduzione.

Inoltre il kefir non richiede neanche di possedere la yogurtiera, né i famosi granuli di kefir introvabili, ma procediamo per gradi.

In tutti i passaggi è necessaria attenzione e scrupolosa igiene.

Io sono partita da un kefir fresco, biologico, di capra, acquistato in una missione senza distrazioni da Naturasì. Senza distrazioni perché ogni elemento in più, non previsto nella spesa, è un salasso che non posso ne voglio permettermi. La mission era Kefir e verdure fermentate.

Le verdure fermentate erano per avere una base di partenza per iniziare subito l'introduzione nell'alimentazione, perché voglio autoprodurle in casa, sempre seguendo le indicazioni del dott. Erzegovesi.

Tornata a casa con i miei due elementi, e recuperato del latte fresco intero al supermercato, ho iniziato la produzione del kefir: 
Ho utilizzato una bottiglia del latte, di vetro, da 500 ml, che ho sterilizzato con acqua bollente, e nella quale ho messo circa 3 dita di kefir fresco, ho aggiunto latte freddo fresco, intero, e chiuso con un tovagliolo di carta, fissato con un elastico al collo della bottiglia, tenendo da parte il coperchio a vite che servirà in un secondo tempo.
Ho ondeggiato verticalmente e dolcemente la bottiglia per amalgamare kefir e latte e l'ho riposta, al buio, in un armadietto, dove deve stare a riposare per 48 ore (36 in caso di stagione calda). 

Passato il tempo, ho sterilizzato un piccolo vasetto di vetro, ci ho versato un po' del kefir appena fatto, ho chiuso con i rispettivi coperchi i vasetti e riposto in frigorifero. Il kefir sarà consumabile dopo un giorno di frigorifero. Quello nel vasetto servirà per rifare il kefir nuovamente. Il vasetto non deve essere più aperto fino al momento della nuova produzione.
Il kefir così ottenuto, ha un sapore più rustico e selvatico (credo per via del kefir di capra di partenza) e sicuramente più acidulo del kefir che si trova già pronto in commercio. 
Secondo i dettami de "il Digiuno per tutti" va consumato, un bicchierino (50 gr.) a digiuno ogni mattina.
Se è troppo denso io lo allungo con un pochino di acqua ed è rinfrescante, dissetante e molto gradevole. Per me che amo i sapori acidi è buonissimo.

Perché bere il kefir? 
Perché oltre che buono, fa bene.
Ricchissimo di probiotici amici che arrivano belli vivi e vitali direttamente fino all'intestino (a differenza di quelli dello yogurt che in parte periscono nella fase digestiva dello stomaco) e che soppiantano ed eliminano i batteri patogeni. Migliora la salute delle cellule intestinali e la loro funzione immunitaria, con tutti i benefici che ne conseguono. 


venerdì 24 maggio 2019

Frittata di Pasta e Altri Riciclaggi



Io detesto sprecare, soprattutto le verdure, così cerco di inventarmi delle ricette per utilizzare quello che di solito viene considerato "scarto". I gambi dei finocchi per esempio che sono bellissimi e svettanti, ma un po' coriacei, saltati in padella sono buonissimi.
Ho quindi tagliato a rondelle i gambi di un finocchio e, insieme alla barbetta che solitamente utilizzo a crudo come finitura di un piatto, li ho fatti rosolare lentamente con un pomodorino secco, qualche cappero, un peperoncino e un pochino di olio extra vergine di oliva. Ho aggiunto una falda di tonno sott'olio e ci ho condito una pasta mista (farfalle e spaghetti spezzati).
Come al solito, mi ritrovo con una porzione di pasta in più perché l'abitudine è dura a morire...
... così il giorno dopo mi sono cimentata in una frittata di pasta.
In una pentola bella rovente, antiaderente, unta con un po' di olio, ho versato la pasta che avevo già miscelato con 3 uova sbattute con sale e pepe e un po' di formaggio a cubetti.
Lascio cuocere coperto, a fuoco basso, voglio che si crei una bella crosticina croccante.
Dopo circa 10 minuti giro la frittata con l'aiuto del coperchio e lascio dorare per bene anche l'altro lato.
La servo tiepida, con una insalata di finocchi e un cucchiaino di senape al dragoncello.
Una fetta invece va a finire nella schiscetta per stasera al lavoro.
Buonissima anche fredda!






mercoledì 21 novembre 2018

Avgolemono Soup



La zuppa avgolemono è una zuppa tradizionale greca, il suo nome, che significa uovo e limone, si riferisce ad una salsina onniprensente con la quale si condiscono anche le carni o il pesce e che qui si unisce ad una minestra di riso e le dona un gusto acidulo ma cremoso che porta in se il gusto della Grecia.
Avendo del brodo di pollo già da parte, ho fatto soffriggere, in poco olio extra vergine di oliva, una cipolla, una carota e un gambo di sedano tagliati a dadini, ho unito un paio di foglie di alloro, il cui profumo io adoro e che mi riporta subito alle estati in campeggio da piccola.
Ho unito il riso e il brodo già caldo, in abbondanza perché deve essere una minestra brodosa e non un risotto.
Nel frattempo in cui cuoce il riso, ho preparato la salsina, sbattendo con la frusta un uovo, il succo di un limone, sale e pepe.
Aggiungo un po' di brodo caldo, ma non bollente! alla salsina e continuo a lavorarla come per fare una maionese a mano. Il riso è pronto, incorporo la salsa uovo e limone e servo subito, dopo aver girato per non far rapprendere l'uovo. Deve risultare una cremina densa e non devono strapazzare.
Un filo di olio extra vergine a crudo e si può gustare questo piatto invernale buonissimo e nutriente.