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giovedì 1 dicembre 2016

Il Sugo Con le Polpette


L'altra sera, a casa di un amico, abbiamo preparato queste polpette in salsa con in funghi, da mangiare con la polenta. Intanto siamo partiti da una quantità considerevole di cipolla tritata, a cui abbiamo aggiunto un misto di funghi, tra cui porcini, e un pochino di passata di pomodoro con peperoncino. Dopo un po', quando i funghi hanno buttato fuori la loro acqua, abbiamo sfumato con vino rosso e aggiunto delle polpette agli spinaci. Nel giro di venti minuti, in casa si spandeva un profumo buonissimo. Alla fine della cena, c'erano ancora delle polpette nella pentola, così abbiamo fatto due schiscette e con la mia, il giorno dopo, ho preparato un sugo per condire gli spaghetti. 
Adoro il sugo con le polpette, e ho una ricetta di polpette che mi ha dato mia zia che è buonissima, metà trita di manzo, metà trita di maiale, un bel pezzo di salsiccia, da sbriciolare dentro dopo aver tolta la pelle, un uovo, grana e pane grattugiati, noce moscata.
Si fa il soffritto con la cipolla, si rosolano le polpette e poi si aggiunge la passata e si procede nella cottura a fuoco bassissimo, stando attenti a non disfare le polpette. 
Una bella pasta lunga, spaghetti o meglio ancora bucatini o reginette e ti sembra di essere in Lilli e il Vagabondo, con la pasta più buona del mondo. 

martedì 31 maggio 2016

L'inizio di Un Sughetto





























In questi giorni mi sto dedicando massivamente a scrivere su Femmina Folle, il mio altro blog che parla di profumi e in passato anche di sogni e significato dei sogni.
Scrivere è una attività febbrile a volte, non vedi il tempo che passa, ti scordi di mangiare, tutto preso dalla descrizione di una sensazione legata ad un senso, l'olfatto, che non può essere trasmesso con i mezzi ad oggi esistenti. Si ricorre allora alla cinestesia, o perlomeno per me è così, dove ciò che percepisco con un senso, si palesa e descrive anche con gli altri, immagini, ricordi, colori, sensazioni, gusto.
Il processo creativo, mi si passi il termine, per descrivere un profumo, parte dalla sensazione olfattiva, si annusa e ci si abbandona al flusso di immagini che scaturiscono dentro. Possono essere immagini nel vero senso della parola, come fotografie, oppure immagini sensoriali appartenenti agli altri sensi tutti mischiati. Spesso quando cerco di descrivere un cibo, l'udito viene in soccorso, perché i cibi producono suono, masticandoli e lavorandoli...tutti i sensi contribuiscono a formare il ricordo o a ripescarlo dal fondo di noi stessi. Ricordi a volte dimenticati che, grazie ad un odore, risalgono potentemente e si manifestano limpidi e netti.
E' capitato a tutti.
Così mi dimentico di mangiare.
Oggi pubblico solo questa foto, me ne piacciono i colori e la vellutata morbidezza di quella foglia di salvia. Ne sento il profumo quasi, è un sughetto semplice, aglio tritato, un goccino di olio di oliva, qualche pomodorino, erbe aromatiche, salvia e rosmarino, della macchia mediterranea.
E' l'inizio di un sughetto, quanti partono così... ci si aggiunge una acciuga, o un po' di tonno, si può aggiungere della carne o della pancetta, oppure delle verdure dell'orto, o pezzetti di salsiccia, o pesce fresco o gamberi o cozze o vongole...
Oppure lo si può tenere così. Semplice eppure gustoso.
Come nella descrizione di un profumo, si parte dagli strumenti di cui ognuno di noi è munito, il naso e i ricordi.
Poi cerchi le informazioni sulla piramide olfattiva, il naso che la creato, la storia, trovi delle foto suggestive che evochino quello che tu stai sentendo in quel momento... ma il naso e i ricordi sono la cosa più importante.

martedì 17 novembre 2015

Polpette


Io adoro gli spaghetti con il sugo con le polpette. ...e pensare che da piccola, quando all'asilo mi costringevano a mangiare le polpette, io le odiavo. Erano piene di aglio tagliato grosso e prezzemolo cotto, per fortuna c'era Suor Severina, che tutti i bambini chiamavano Suor Sederina senza malizia, perché pensavamo fosse quello il suo nome. Suor Sederina prendeva la polpetta che mi ostinavo a non mangiare e la metteva in tasca. Non si poteva buttare il cibo, avrebbero sgridato anche lei. Mi dava un formaggino Cappuccetto Rosso che prendeva da sopra un armadio, era alta Suor Sederina, e io la ringraziavo. C'erano anche i formaggini danesi, avevano disegnato sulla carta un omino in uniforme con un cappello alto come quello delle Guardie della Regina in Inghilterra. I formaggini danesi li prendevo in latteria, quando mi mandavano a comprare il latte, il mezzo litro aveva una confezione triangolare piramidale bellissima, il vero tetrapack, il nome è nato da li.
Insomma, crescendo, sono diventata selettiva sulle polpette. O le faccio io o so come sceglierle per non ritrovarmi in bocca il sapore delle polpette dell'asilo.
Questa volta le ho trovate fatte, di pollo, spinaci e carote. Buone, ma vanno elaborate un pochino. La cottura nel sugo sarà perfetta.
In un wok, sono a casa di un amico, mi piace cucinare a casa degli altri, metto cipolla tritata finissima, un pochino di olio d'oliva, due peperoncini secchi spezzati e le polpette. Le faccio rosolare e poi sfumo con del vino rosso. Aggiungo della passata di pomodoro e basilico, una presa di cannella in polvere e un po' di origano, sbriciolandolo tra le dita. Copro e lascio sobbollire il sugo, a fuoco lento.
Dopo circa un quarto d'ora, i sapori si sono fusi insieme. Assaggio, aggiungo un altro peperoncino spezzato e spengo. Scolo la pasta, spaghetti quadrati, che nel frattempo è arrivata a cottura, e salto la pasta nella pentola del sugo con le polpette. Sto attenta a girarle delicatamente, non voglio che si sfaldino.
Impiatto e servo con una spolverizzata di pepe nero e una grattugiata di formaggio Grana Padano.
Ottimi!


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