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martedì 20 aprile 2021

In Una Pentola Sola


Ho coltivato ancora i germogli, ho fatto un mix di azuki, alfa alfa, e non ricordo più cosa... dopo qualche giorno sono pronti da mangiare. Essendo stato un esperimento erano pochi così li ho usati più come decorazione che apporta una esperienza gustativa aggiuntiva. Il loro bel colore, con le foglioline verdissime, risalta al meglio sui pomodori. Così li ho disposti su un pomodoro Marinda, mentre nel wok stavano già cuocendo delle verdure: peperoni, patate e porri. Quando le verdure sono cotte e ben abbrustolite, le sposto in una pentola già calda e nel wok metto il pesce. Salmone questa volta, con qualche oliva verde e nera. Il pesce cuoce velocemente e si insaporisce con la caramellizzazione lasciata dalle verdure e dal poco olio che avevo usato per rosolarle. Aggiungo qualche aghetto di rosmarino, trovo che con il pesce ci stia molto bene. Impiatto rapidamente tutto insieme, i germogli sono croccanti, il pesce carnosamente morbido, le verdure gustose. Mi piace mangiare così, il piatto unico. 
Cucinato in una pentola sola. 



venerdì 19 marzo 2021

Gli Aiuto cuochi Verdi


Quando faccio la spesa dal fruttivendolo il venerdì, poi mi metto subito all'opera per organizzare le verdure già pulite e pronte all'uso; stacco le foglie del sedano, le lavo e metto in un vaso di vetro pronte per utilizzarle nelle insalate, se ci sono cipollotti o porri, che di solito sono troppo lunghi per chiudere bene il sacchetto proteggi verdura (perché la verdura va protetta dall'effetto disseccante del frigorifero) taglio la parte che fuoriesce, la lavo, la riduco a rondelle e le metto in un vasetto pronte anche loro per insalate, minestre, omelette o zuppe asian style. Questa volta ho voluto fare anche un paio di esperimenti: cetriolo e zenzero.
Di solito il cetriolo lo compro per metterlo nell'insalata greca, ma qualche volta va a finire che me lo dimentico e si rammollisce in fondo al frigo. Ho pensato di lavarlo, sbucciarlo a strisce e ridurlo a rondelle per metterlo nel vaso dove ho tenuto la brina dei cetriolini sotto aceto "gewürzkuchen" quei cetriolini in agrodolce tipici dei paesi del nord europa. 
Lo zenzero è un altro di quegli ingredienti a rischio dimenticanza in fondo al frigo, dove di solito si raggrinzisce. Così ho deciso di pelarlo subito, con un cucchiaino, tagliarlo a fettine e metterlo in un vasetto con acqua e aceto di mele. 
In entrambi i casi voglio tenere monitorato quanto si conservano (e in quali condizioni).


Mentre ero impegnata a fare tutte queste preparazioni, ho messo a bollire un paio di patate, ho voglia di patate prezzemolate, così ho lavato bene anche tutto il prezzemolo, lo asciugato, e l'ho chiuso in un contenitore ermetico di plastica, pronto per essere tritato, gambi e foglie, per minestre e condimenti o sforbiciato per una insalata libanese. Ho messo a cuocere le erbette e poi gli spinaci, tenendo l'acqua di cottura per una eventuale minestrina, ma qualche foglia di entrambi le ho conservate crude, in un altro contenitore di plastica, pronte per essere aggiunte alle insalate miste.


Prepara una insalata con pomodoro, una costa di sedano tagliata obliqua, qualche rondella di cipollotto, condisco le patate prezzemolate ancora calde con un pochino di olio extra vergine di oliva e aceto di mele, il profumo dell'aceto che si scalda a contatto con le patate mi piace moltissimo, aggiungo un caprino e il pranzo è pronto.





Aggiornamento: a distanza di 20 giorni il cetriolo e lo zenzero sono ancora belli croccanti e vitali, esperimento riuscito! La prossima volta voglio ridurre la quantità di aceto per lo zenzero, perché è un pochino acetoso e va sciacquato prima di poterlo usare nelle tisane. 

sabato 13 marzo 2021

Uova e Asparagi in Purezza

Normalmente quando cucino uova e asparagi tendo a tenere gli asparagi un pochino indietro di cottura e li finisco insieme alle uova nella stessa padella con una bella grattugiata di formaggio finale. 
Però dopo aver assaggiato una volta da una mia amica gli asparagi come li fa lei, conditi con olio e limone, ogni volta che mangio gli asparagi con le uova ripenso al fantastico sapore che avevano quelli mangiati da lei. Così oggi mi sono lanciata in un tentativo per ottenere quel magnifico sapore in purezza degli asparagi abbinato al fantastico sapore delle uova al tegamino. Il primo ostacolo che si manifesta è come mantenere belli caldi gli asparagi mentre le uova si cucinano. Così mentre ho nettato gli asparagi e li ho messi a cuocere in poca acqua nel tegamino con il coperchio, dove poi farò le uova, ho anche messo a bollire dell'acqua nel bollitore e sistemato il piatto dove servirò gli asparagi li vicino al tegame, di modo che si scaldi. Appena l'acqua del bollitore ha raggiunto il massimo della temperatura, sciacquo il piatto di portata con l'acqua bollente e poi ne lascio un po' dentro rimettendo il piatto vicino ai fuochi- Gli asparagi sono pronti, leggermente indietro, con una pinza li trasferisco nel piatto dopo aver buttato l'acqua e li copro con il coperchio. Metto nel tegamino caldo un pezzetto di burro e lo distribuisco mentre inizia a sciogliersi su tutta la superficie. Ci sguscio direttamente due uova e penso subito che il tegame è troppo grande per ottenere quelle uova con il bianco che le racchiude uniformemente con il bordo come un pizzo croccante. Ad un certo punto mi viene in mente che mi hanno regalato dell'aceto balsamico di Modena e visto che già le uova non verranno come me le avevo immaginate, cambio in corso d'opera l'idea e invece di olio e limone voglio utilizzare l'aceto balsamico. E' una asprezza diversa, nel caso del balsamico di Modena è morbida, quasi dolce, delicata. Le uova sono pronte, condisco sia loro che gli asparagi con un pochino di aceto balsamico di Modena e mi appresto a gustarle.
Sono deliziose.
Mentre le mangio, accompagnate con una fettina di pane rustico. sento che in questo modo, cucinandoli separatamente, ho ottenuto una cottura perfetta, una unione più digeribile, meno affogata di grassi come il formaggio che stravolgono il sapore complessivo del piatto che io adoro già cosi.
Prendo appunti mentali:
Con l'idea di utilizzare un solo tegame mi sono complicata la vita per tenere in caldo gli asparagi fino a che le uova non erano pronte, e il tegame troppo grande e la paura che gli asparagi si raffreddassero mi ha fatto affrettare il risultato delle uova.
La prossima volta metterò le uova in un tegamino più piccolo, di modo da poterle lasciare su più tempo e ottenere il bordo del bianco fritto e croccante e l'albume compatto che circonda e racchiude i tuorli al centro. Utilizzerò olio di oliva extra vergine, per abbinarlo al condimento degli asparagi. 
Mentre le uova cuociono, in un altro tegame, cuocerò in poca acqua gli asparagi, sperando che i tempi di cottura coincidano. 
In una ciotola sbatto l'olio extra vergine di oliva con il succo di un limone, sbatto finché non diventa una emulsione, la famosa citronette, e magari aggiungerò anche un cucchiaino di senape. 
Una volta che sia le uova che gli asparagi abbiano raggiunto il risultato desiderato di cottura, sarà un attimo prendere gli asparagi con una pinza e depositarli in un piatto, caldo, dove già c'è un pochino di olio e limone, e cospargendoli con il condimento fare in modo che siano uniformemente ricoperti.
L'acqua di cottura degli asparagi a questo punto può essere tenuta da parte per farne la base di un brodino saporito per berlo così o per una pastina alternativa o un risottino veloce.
In un altro piatto tenuto caldo, trasferire le uova prelevandole con una paletta forata, così da non prendere anche l'olio di cottura e gustarseli così, in purezza, affondando la punta degli asparagi nel giallo morbido delle uova.
Il limone con le uova si sposa benissimo, quando faccio le uova alla coque mi piace gustarle con qualche granello di sale e qualche goccia di succo di limone ad ogni cucchiaino. E gli asparagi conditi con olio e limone sono una cosa divina, esaltati nel loro sapore.
Non vedo l'ora di ricomprare un altro mazzetto di asparagi per fare questo esperimento!





mercoledì 3 marzo 2021

Non Dire Torta Finché dal Forno Non l'hai Tolta


Ogni tanto ci riprovo, ma le torte rimangono una grandissima incognita per me. Il risultato finale non è sempre come mi aspettavo. Tant'è che a questo giro è venuta una focaccia. 
Partiamo dal fatto che avevo dei limoni da usare, e avevo voglia di dolce. Nella mia testa si è formata questa idea balzana che avrei potuto utilizzare il succo dei limoni per tirarne fuori una torta focacciosa.
Ecco, andare ad occhio con i dolci non è proprio possibile. Devo farmene una ragione. 
Di fatto ho farina, succo di limone, un pochino di zucchero di canna, lievito madre secco, qualche cucchiaio di olio extra vergine di oliva, ho lavorato un po' l'impasto, ho unito delle uvette e dei semi di sesamo e ho steso l'impasto direttamente nella tortiera, su carta forno, e lasciato lievitare un paio d'ore nel forno, spento, con la lucina accesa. Passate le due ore ho tolto la tortiera e nel tempo in cui ho aspettato che il forno arrivasse a temperatura, ho cosparso la superficie della torta focaccia con semi di sesamo. Ho infornato e dopo 30/35 minuti a 180 gradi ho fatto la prova dello stecchino e deciso di lasciarla ancora una decina di minuti. Nel frattempo mi sono resa conto che ho sbagliato ad acquistare la carta forno e ho preso invece la carta fritto. Così volendo utilizzare come piatto di portata un vassoio d'argento, mi sono dedicata a ritagliare, piegando a spicchi un foglio di carta fritto, delle ondine che stondassero il foglio originariamente quadrato. E il manufatto è in realtà l'unico motivo per cui ho pubblicato questa ricetta bislacca. Per questa foto qui sotto, che mi piaceva e non volevo abbandonare all'oblio.


P.S. la focaccia non era immangiabile, ma sicuramente poteva piacere solo a quella ristretta cerchia di persone che adorano mangiare il limone come me. Gli insegnamenti che ho tratto da questa prova sono stati molteplici: 
Non si possono fare torte, che possano chiamarsi tali nel risultato, senza pesare gli ingredienti e rispettare le proporzioni tra gli ingredienti stessi.
Le torte cuociono a 180 gradi, ma se hai impastato come se fosse un pane allora ci vogliono minimo 220 gradi. O di più.
Il lievito madre non sostituisce il lievito per dolci. Soprattutto se pensi di fare una torta in un pomeriggio e impastando quei dieci minuti che servono solo per amalgamare gli ingredienti. 
Il succo di limone non sostituisce egregiamente i liquidi normalmente utilizzati per fare le torte. 


giovedì 21 gennaio 2021

Aglio, Olio e Peperoncino alla Napoletana


Nella mia intenzione di sporcare meno pentole possibile per cucinare, ho provato a fare la pasta aglio olio e peperoncino alla Napoletana, ovvero con la cottura della pasta direttamente nella pentola dove c'è il sugo. Questo per mettere alla prova uno dei piatti che più preferisco anche per la consistenza croccante che riesco a far raggiungere all'aglio e che qui ovviamente si perde. Il procedimento è molto semplice, in una padella capace (invece del piccolo padellino che uso di solito per fare la aglio olio e peperoncino, di modo che possa tenerlo inclinato e far diventare le sottili fette di aglio crispy come patatine utilizzando poco olio) faccio rosolare, sempre a fuoco basso, aglio tagliato a sottili fettine, olio extra vergine di oliva e peperoncino piccante. Normalmente utilizzo peperoncini secchi, questa volta invece ho utilizzando un pezzetto di Habanero chocolate fresco, tagliandolo a listarelle molto piccole. Una volta rosolato il tutto ho messo dei bucatini artigianali, che sorprendentemente sono rimasti perfettamente al dente anche se insieme c'erano degli spaghettini finissimi frutto della trafilatura per fare il bucatino, e un paio di tazze di acqua già bollente, scaldata con il bollitore elettrico. Ho messo una presa di sale. All'inizio girare la pasta è stato difficoltoso, ma mano a mano che assorbiva l'acqua e gliene aggiungevo, si sono ammorbiditi e ho potuto lavorarli meglio. Il tempo di cottura della pasta, fatta così, è un po' troppo, quindi va assaggiata qualche minuto prima prima per capire il reale stato di cottura. Richiede sorveglianza e continua mantecatura, io ho utilizzato un paio di pinze, per ottenere una pasta al dente, cotta uniformemente e con una consistenza avvolgente dovuta agli amidi lavorati con il sugo.
La pasta era ottima, ma non era la classica aglio, olio e peperoncino a cui sono abituata e che adoro.
Cuocendo il sugo con l'acqua della pasta, l'aglio si è ammorbidito e il peperoncino ha perso un pochino della sua piccantezza. Forse si potrebbe ovviare al problema, togliendo una parte di aglio e di peperoncino e tenendole da parte fino a cottura ultimata della pasta, che avviene comunque nell'olio aromatizzato, per poi aggiungerli di nuovo al piatto finito, preservando così croccantezza delle fettine di aglio e piccantezza del peperoncino. Tutto sommato si tratta di capire cosa si preferisce volta per volta, e che questa non è che l'ennesima variante della aglio, olio e peperoncino tra le molteplici sperimentate e approvate. Buona!



giovedì 14 gennaio 2021

Sottilissimo Petto di Pollo all'Alloro e Taccole


Ultimamente sto cercando di usare meno pentole possibile mentre cucino, mi piace l'idea che un secondo piatto con il suo contorno si possa preparare calcolando i tempi di cottura e magari condimenti diversi, nella stessa pentola. Lo stesso criterio cerco di adottarlo per i primi piatti tipo la pasta, con la cottura risottata o con una precottura in pochissima acqua e poi continuando nel sugo. 
Oggi ho preparato delle taccole semplicemente e brevemente lessate in poca acqua, e poi tirate in un angolo per dare spazio alle fettine sottilissime di pollo di rosolare in pochissimo olio dove ho messo una foglia di alloro. Le fette sottilissime hanno una cottura così rapida che possono essere aggiunte mano a mano che si scottano, e poi tirarle a cottura tutte insieme in pochissimi minuti. Tengo il piatto vicino ai fornelli, di modo che sia bello caldo, nel caso ci debba trasferire il contorno per finire di cuocere la portata principale, ma in questo caso non ce n'è stato bisogno. Una spolverata di pepe macinato al momento, qualche goccia di olio extra vergine di oliva a crudo e la cena è pronta. 

domenica 12 aprile 2020

Pomodorini Confit una Ricchezza a Portata di Mano

E' stato qualche anno fa che per la prima volta ho assaggiato dei delicatissimi ravioli ripieni di branzino, conditi semplicemente con pomodorini confit.
Ero a pranzo da una amica e tira fuori dal forno questa teglia da cui prende dei pomodorini appassiti e molto semplicemente li unisce a dei ravioli freschi.
A distanza di anni ricordo ancora il sapore, delicato e nello stesso tempo spiccato. Mi ero ripromessa molte volte di provare a farli e ora, complice la quarantena e un meccanismo virtuoso di mostrare cosa si cucina, anche solo per se stessi, senza lasciarci abbattere nell'umore, la mattina di Pasqua, mi sono messa, di buon ora, a sperimentare.
Il forno in questi giorni è andato molto spesso, per via dell'esubero di licoli in via di creazione, e che va tolto ad ogni rinfresco. Così tra pizza, focaccia, e un pandolce con mele e uvetta, nei tempi di lievitazione ho infornato i pomodorini, così da sfruttare il calore diffuso intorno alla cucina per far lievitare una focaccia. Per la ricetta della focaccia e del pandolce, vi rimando ai prossimi post, per quello della pizza con esubero, è nel post precedente a questo, sotto forma di Instarecipe, quelle ricettine veloci e sprint, che pubblico sul mio profilo Instagram e che richiamo qui.

Ma veniamo ai pomodorini confit. Confit, cioè canditi dal francese, perché cuocendo a bassa temperatura con una serie di ingredienti, tra cui lo zucchero, vengono essicati ma morbidi e soprattutto dolcissimi.
Il procedimento è semplice: si accende il forno ad una temperatura non superiore ai 140 gradi, togliendo la placca che ci servirà per mettere i pomodorini. Sulla placca ho srotolato un po' di carta forno e l'ho unta leggermente con un pochino di olio di oliva extra vergine di oliva. Ci ho disposto i pomodorini, vanno bene i datterini o i ciliegini, tagliati a metà per il lungo e posizionati con la parte tagliata a faccia in giù sulla carta oleata.
Siccome mi era rimasto dello spazio, ho tagliato a rondelle di circa 3 mm di altezza, una cipolla rossa di Tropea. Ho spolverizzato con origano, perché non avevo il timo che sarebbe più indicato, un pizzico di sale, e ho sbriciolato dello zucchero grezzo di canna, in assenza dello zucchero a velo della ricetta originale. Tra un pomodorino e l'altro, ogni tanto, ho infilato un filetto di spicchio d'aglio. Un filino di olio di oliva extra vergine e informato per un' ora, o comunque fino a che i pomodorini non sono grinzosi ma ancora polposi sotto. Si devono asciugare sfruttando il succo acidulo e zuccherino, aiutato dallo zucchero aggiunto, e candire. Le cipolle abbrustoliscono più in fretta, ma sono buone anche così, un po' secche. L'aglio era anche lui delizioso.
Passata l'ora, si toglie la teglia dal forno e si possono utilizzare subito per condire una pasta o una bruschetta, o sopra una insalata sfiziosa. Altrimenti si radunano in una ciotolina e si possono conservare per dopo o per un aperitivo finger food. In frigorifero durano due o tre giorni. Ma sarà difficile verificarlo, perché finiscono prima.
Io ne ho usati un po' per una bruschettina la sera di Pasqua, e per condirci degli spaghetti artigianali trafilati al bronzo, il Lunedì di pasquetta a pranzo.
Ne ho sparso anche qualcuno sull'insalata greca che avevo come verdura e hanno dato un tocco particolare sposandosi con la feta, che non ha fatto rimpiangere l'assenza delle olive kalamata.
E' una preparazione versatile, che non richiede particolare capacità, e che dona ricchezza di gusto ad ogni piatto a cui si accompagna.
Una ricchezza possibile grazie ai prodotti eccellenti che solo in Italia abbiamo.

venerdì 5 maggio 2017

Infusione di Verdure per Insalate Super Digeribili e Altri Trattamenti


Oggi è Venerdì ed essendo ancora impossibilitata a guidare per via della frattura del gomito, sono scesa a prendere un po' di frutta e di verdura dal verduraio che si piazza proprio sotto casa mia.
Tra le varie cose ho preso dei rapanelli oblunghi, mezzi rossi e mezzi bianchi, che mi facevano gola come le rape dell'albero della strega vicina di casa alla mamma di Rapolina. Non avendo figli in arrivo, da barattare con i rapanelli, li ho acquistati. Al fruttivendolo già pronto a tagliare via le foglie ho intimato un fermo! Io le mangio in insalata...
Così mentre i porri dell'orto della mia amica Anna, erano a bagno nell'acqua per perdere un po' di terra, ho impostato gli ingredienti per l'insalata da mangiare a pranzo e la minestra di porri da preparare per avere brodo di porro (molto diuretico, da bere così o per un eventuale risotto o minestra) e porri da frullare con il minipimer (per una vellutata di porri, salutare e gustosa). 
Mi piace lavorare su più fronti e preparare in anticipo, se posso, alcuni ingredienti base.
Nella mia bella insalatiera di legno ho disposto un pochino di insalata di Anna, qualche fetta di cavolo rosso, alcune foglie di rapanello spezzate sommariamente con le mani, un pomodoro Marinda tagliato a fette e un paio di rapanelli a fettine.
Con la mandolina ho affettato sottilissimo un cipollotto e l'ho messo in infusione in aceto di mele, in un vasetto a chiusura ermetica, la stessa cosa per mezzo peperone, mondato e tagliato a striscioline, e per un quarto di cetriolo lavato e sbucciato a righe, in un altro vasetto. Dopo circa venti minuti di infusione, la cipolla, i peperoni e i cetrioli sono diventati digeribili ma rimasti comunque sodi. Con delle bacchette, prelevo qualche anello di cipolla e un po' di peperoni e cetrioli. Li unisco alla mia insalata, aggiungo un cucchiaino di olio extra vergine di oliva e mi gusto questa insalata saporita e saziante, mentre la pentola a pressione sibila sommessa con i porri tagliati a rondelle in cottura in acqua e brodo granulare. Dieci minuti dal sibilo e spengo. Prelevo il brodo e lo metto in un contenitore cilindrico, prelevo i porri e li chiudo in un contenitore ermetico. 
Lavo la pentola e pongo un cestino per la cottura a vapore sul fondo con un po' di acqua, cannella, chiodi di garofano e uno splash di Cointreau. Non c'è niente di meglio per togliere l'odore di cipolla che cuocere un pochino di frutta con le spezie. Sul cestello pongo una mela e una pera tagliate a metà e alle quali ho tolto i semi. Sciolgo in pochissima acqua un cucchiaino di zucchero e lo verso sopra i frutti. Chiudo il coperchio, e concedo due minuti di cottura dal sibilo. La frutta cotta mi piace che mantenga una consistenza soda. Spengo e nella casa si spande questo profumo di mele e cannella.
Ne mangio una metà per tipo e penso a cosa fare con il liquido di cottura profumato, credo che me lo berrò così. Yum!




domenica 23 aprile 2017

Tecniche di Cottura: la Vasocottura vs la Pentola a Pressione



"La vasocottura offre molte possibilità per coordinare gli alimenti, funghi esclusi poiché le tossine che liberano invece di disperdersi nell’aria si concentrano nel vaso: dalle verdure ai crostacei e ai molluschi, dal pesce d’altura alla carne, al pane, alle conserve, mostarde e confetture. Il tutto cotto a temperature che variano dai 64 °C fino ai 155 °C.
Con il passaggio del sottovuoto, tecnica che utilizza Mometti, si dimezzano i tempi di cottura e si esclude completamente la perdita di valori proteici e di vitamine. Le pietanze, addirittura, rispetto alle tecniche tradizionali, non perdono il loro colore naturale, anzi, lo esaltano.
La ricerca di Mometti non è stata sviluppata solamente nella creazione di accostamenti materici, giochi olfattivi e degustativi, temperature ideali di cottura, ma si è spinta a capire il microclima che si sviluppa all’interno del vaso, un ambiente saturo ben diverso dall’ambiente dei forni nelle cotture tradizionali e poi ancora fino al vaso nelle sue forme più idonee, alla tipologia del vetro ed alla sua tenuta di pressione."

Spulciando tra gli appunti di cucina, ho trovato questo pezzullo, non riesco a risalire alla fonte, se qualcuno lo sa non esiti a segnalarmelo così da poterlo citare.

La vasocottura è appunto una tecnica di cottura in vaso di vetro, da non confondere con la sous vide, sottovuoto, che ultimamente spopola. Personalmente, come figlia di un ingegnere che ha lavorato decenni nel campo delle materie plastiche, l'idea di cuocere un alimento in un sacchetto di plastica, anche se "alimentare", non mi convince per nulla. La plastica, soprattutto a contatto con le alte temperature, rilascia dei polimeri che migrano in ciò che gli sta attorno. O dentro. Già la bottiglia di plastica dell'acqua, lasciata sotto il sole, stivata nei container, non è una buona idea...

Nella tecnica della vasocottura si utilizzano vasi di vetro a chiusura ermetica. Richiede materiali idonei, organizzazione, nonché l'utilizzo del forno o del bagno maria. Se ci penso, non è molto lontano dal cucinare con la pentola a pressione.
Io la pentola a pressione la utilizzo moltissimo, come ben sa chi mi segue, facilita tantissimo, dimezza se non di più i tempi di cottura, fa tutto da sola. A volte ce ne vorrebbero due! ...ma è cosi rapida che spesso cucino, tolgo, lavo e la rimetto al lavoro subito.
Si può utilizzarla come vaporiera, e pure per la vasocottura se uno vuole, invece di chiudere i vasetti con il tappo di vetro, si sigillano con carta forno e alluminio, si mettono in nella pentola a pressione con circa due dita di acqua e in pochi minuti è pronto.

In alternativa, per utilizzare la tecnica della vaso cottura propriamente detta, si mettono i vasetti, chiusi ermeticamente con il loro coperchio, con acqua che arrivi fino a sotto il bordo dei vasi, si può cuocere non a pressione, a bagnomaria, sul fornello. Chiudendo ermeticamente con il suo coperchio il vasetto, non si ha la possibilità di verificare durante la cottura gli stadi della stessa, il coperchio infatti una volta chiuso non si può piuù aprire fino alla degustazione, pena la perdita di tutti i vantaggi che la vaso cottura da. Allora come si fa? Dai 10 ai 30 minuti, con ingredienti sfilettati, conditi e già preparati per essere serviti direttamente nel vaso, sono il tempo medio per la maggior parte degli alimenti. Oppure in forno ventilato a bassa temperatura, dai 60° ai 150°, per 15/45 minuti a seconda della ricetta. Si prova un po' di volte, le prime saranno o troppo cotte o ancora crude, finché non si riesce a tarare per bene tempi, potenza dei fuochi o delle temperature.

I cibi cotti in questo modo, saranno più saporiti, perché non c'è dispersione di sapori e odori, più sani, poiché si possono usare poco sale e pochi condimenti e per la tipologia di cottura stessa.
Un'unica importante avvertenza, così come nella pentola a pressione anche nella vaso cottura non si possono cucinare i funghi, che durante la cottura rilasciano delle sostanze tossiche che hanno bisogno di disperdersi e che con queste due cotture "ermetiche" non ne avrebbero la possibilità.

I vasetti cotti a chiusura ermetica, una volta freddi, possono essere conservati in frigorifero per alcuni giorni, mantenendosi gustosi e pronti per una veloce scaldata per un pranzo futuro.

L'unico limite a questo punto è la fantasia, filetti di pesce alternati a pomodorini, capperi, verdure, olive, fettine di patate sbollentata, olio, sale, pepe, spezie. Bocconcini di carne con tutti gli ingredienti tradizionali o etnici per una cottura in umido, ratatuje di verdura, sformati e flan, anche dolci! L'importante è che gli ingredienti arrivino nel vasetto avendo tutti gli stessi tempi di cottura, per cui alcuni, tipo la pasta o le patate, necessiteranno di una precottura che li porti ad essere a quella fase di cottura a cui mancano solo i minuti passati nel vasetto per essere perfetti.
Viene voglia di provare subito...

N.B. ovviamente la vaso cottura è adattissima anche per il forno a microonde, calcolando 5/7 minuti di cottura per un piatto di carne e facendo gli aggiustamenti necessari con le solite prove. Niente parti metalliche per chiudere i vasetti, solo vetro.

Io il forno a microonde non ce l'ho, per svariati motivi: non voglio avere uno strumento che occupa spazio per usarlo solo per scongelare o scaldare più velocemente la tazza di tè (gli usi più comuni) e lo utilizzerei per fare delle vere e proprie ricette, ma, e qui viene il motivo principale per cui non amo la cucina a microonde, ha dei limiti, cucina all'inverso, dal dentro al fuori, e secondo me non è ancora stato cristallinamente dimostrato scientificamente che non abbia effetti collaterali sull'organismo a breve e soprattutto a lungo termine.

Siamo ciò che mangiamo. La storia e il buon senso della gente comune continua a ribadire quanto siano più buoni i cibi cotti con i metodi antichi, a volte ciò non è possibile, ma tra una cottura nel forno elettrico o sul fornello, con la pentola a pressione piuttosto che con una rice cooker, in un vasetto, in un cestello o sulla piastra e una "cottura" mediante lo scuotimento delle molecole d'acqua contenute nei cibi utilizzando delle onde non riproducibili dall'essere umano con sistemi dati dalla natura, per il mio gusto personale, ne passa troppo di distanza.

Buona sperimentazione naturale a tutti!

giovedì 21 gennaio 2016

Cassoeula Magra di Manzo



Avevo comprato della carne trita di manzo, con l'intenzione di provare a fare degli involtini di carne nella foglia di verza cotti a vapore, tipici della cucina asiatica. Avevo anche la verza!
Poi la verza è stata usata per altre ricette, tagliata un quarto alla volta, insomma niente più foglie intere per avvolgere il ripieno.
Così ho tirato fuori la trita scelta dal freezer e, una volta scongelata, ho provato a fare una cassoeula express, magra e comunque saporita. Carne di manzo al posto del maiale.

Ho messo nella pentola a pressione, un trito di cipolla rossa di Tropea e un battuto di aglio, qualche chiodo di garofano, alcune foglie di salvia, un cucchiaino di olio extra vergine di oliva. E un pezzetto di crosta di grana, pulita e lavata.


Aggiungo la carne e la faccio rosolare bene, sfumo con un pochino di vodka. Aggiungo cavolo verza tagliato a striscioline, due pomodori maturi a cubetti, e il gambo di un broccolo, tagliato a cubi. 
Faccio rosolare ancora e aggiungo una bottiglietta di succo di pomodoro, più la stessa misura due volte, di acqua. Chiudo il coperchio e cuocio sette minuti dal momento che la pentola inizia a fischiare, abbassando leggermente la fiamma.
Finito il sibilo, e sfiatato il vapore, apro il coperchio e si sprigiona un profumo delizioso. Ho fame, mi sono dimenticata di pranzare perché stavo dipingendo.
Decido di fare una merendina così scatto le foto con la luce del giorno.


Servo su un piattino con solo un goccio di olio extra vergine a crudo. Buonissime!

Così buone che me ne servo ancora altre due cucchiaiate, questa volta sul del pane carasau e spolverizzate con una miscela di spezie indiane piccantissime.
Il pane carasau a contatto con la carne, si ammorbidisce un poco e insaporisce del sughetto, è un abbinamento ottimo. Merenda finita, continuo a dipingere.



Una volta raffreddata la mia cassoeula light, la metto in un contenitore ermetico e in frigo, basterà scaldarla velocemente in padella, da sola o con dei ceci, accompagnata da una polentina o del riso, sarà una cenetta per quando torno tardi, già pronta e gustosa, ma soprattutto sana e cucinata da me.

mercoledì 30 dicembre 2015

Dalle Ande al Tirolo passando dalla Svezia giù per l'Olanda


Sono sempre stata attratta dai cibi naturali, i chicchi dei cereali, i cibi etnici, alternativi ai carboidrati e che maggiormente vengono serviti come piatto unico.
Nello stesso tempo, spesso, all'attrazione seguiva la delusione, cous cous che sanno di cartone, granaglie ostiche alla masticazione e poco malleabili nell'assorbimento dei condimenti...semi così minuscoli da non dare soddisfazione ne nello scrocchiare sotto i denti, ne nell'accarezzare il palato con consistenze vellutate.

Poi la vigilia di Natale, a cena da amici, provo per la prima volta la Quinoa. Condita semplicemente con zucchine e gamberi, la Quinoa mi ha affascinato. Un sapore gradevole, una palatabilità estrema, morbida e gustosa, senza retrogusti strani.

Così, dopo averne studiato le proprietà, adatta ai celiaci, altamente proteica e saziante, senza l'effetto rebound degli amidi, che dopo due ore hai ancora una fame che ti sbraneresti il tavolo, dopo aver sfogliato qualche ricetta, vedendo che ha la versatilità del riso, ne compro due pacchetti, tricolore e normale.

Estremamente rapida da preparare, altro punto a favore, come il riso thaibonnet o jasmine, in 10 minuti è pronta, cucinata per assorbimento. Non vuole sale nell'acqua (ottime notizie per la pressione alta e la ritenzione idrica), si insaporisce semplicemente, calda o tiepida, con verdure e condimenti di tutte le stagioni.

Ho preparato la tricolore. Metto un bicchiere di Quinoa e due di acqua, porto a bollore e abbasso la fiamma. Dopo 10 minuti spengo e lascio riposare, l'acqua rimasta verrà assorbita, gonfiando i semi e rendendoli morbidi e traslucidi. Aggiungo solo un pochino di olio extra vergine di oliva.
La base è pronta. Avevo una cipolla di Tropea e un pomodoro cuore di bue, che ho rosolato leggermente in padella, con erbe aromatiche fresche e una foglia di alloro.
Manteco la Quinoa con il sughetto di pomodoro e cipolla e, non avendo altro in casa, aggiungo un po' di tonno sgocciolato sommariamente del suo olio.
Sul fondo della ciotola in legno ho disposto del prezzemolo tagliuzzato grossolanamente un bel mazzo, compresi i gambi, Mescolo il tutto e lascio riposare mentre mi gusto un po' di brodo caldo del minestrone dell'altro giorno.
Preparo come accompagnamento due fette Surdeg råg della Wasa, fatte con segale e lievito madre, ci adagio sopra delle fettine di carré magro Tirolese, e una fettina di formaggio Maasdam.
Il carré è uno speck magro, affumicato, io adoro il gusto affumicato anche se non lo digerisco molto, il formaggio Maasdam, una specie di groviera con i buchi, dal sapore delicatissimo, prodotto in Olanda, mitiga il gusto affumicato e si sposa con la croccantezza della fetta del pane Svedese.

Ho fatto mezzo giro del mondo in un piatto, come piace a me.
E ho gustato tutto fino all'ultimo morso.



La sera dopo, ne ho fatto un tortino, servito a temperatura ambiente, per la cena dell'ultimo dell'anno.


lunedì 28 dicembre 2015

Il Pollo e Lenticchie della Pentola Magica


A volte la pentola a pressione è un po' come una pentola magica. Ci metti dentro le cose più disparate, quasi a caso, e lei in un sibilo, sforna manicaretti profumati e succulenti.

Cipolla, carota, sedano, alloro e chiodi di garofano, un filo d'olio, lenticchie di montagna, una coscia di pollo, un goccio di gin e un po' d'acqua. Venti minuti e mi ritrovo un bel polletto fumante con contorno del mio legume preferito.

Ed è quasi l'ultimo dell'anno.

venerdì 27 novembre 2015

Voglia di Pollo!


Avevo in casa questa salsa al pepe nero, della Maille's, e mi sono detta che ad usarla solo saltuariamente come accompagnamento, mi sarebbe durata fino alla tomba. Così ho messo su il mio fidato tegame in ceramica antiaderente e ho cominciato a brasare un ciuspo di lattuga tagliato in quarti, con un cucchiaino scarso di olio extra vergine di oliva. Prelevo con le pinze la lattuga brasata, la metto al caldo da parte, e butto nel tegame un peperone rosso tagliato a listarelle, con foglie di alloro fresche. Adoro il profumo dell'alloro...
Quando anche il peperone è abbrustolito, lo tolgo e lo metto da parte, al caldo. 
Nel frattempo ho massaggiato delle fettine sottili di petto di pollo con due cucchiaiate di salsa al Pepe Nero Maille's, le adagio nella pentola calda e iniziano a sfrigolare. Il petto di pollo sottile cuoce in circa 10 minuti. le giro per fare in modo che si crei una bella crosticina dorata.
Impiatto e cospargo il pollo con abbondantissimo pepe nero appena macinato, e le verdure con un filo di olio extra vergine di oliva.
Yum!






Nel frattempo ho provato a fare una torta di mele e banane con gli amaretti...vabbè andrà meglio la prossima volta.