Omelette. Stufare brevemente le zucchine a rondelle in olio evo e aglio sottile soffritto, e metterle da parte. Sbattere, pochissimo, due uova e un po' di yogurt in una scodella, versare in padella e far rapprendere, mantenendo la parte superiore molto morbida (baveuse) metterci le zucchine, lo yogurt, il cipollotto a rondelle e chiudere l'omelette. Cospargere con le rondelle dei gambi dei cipollotti.
praticamente non sta a dieta, ma impegnandosi...ricette sane, ricette mentali, qualche tentazione ogni tanto.
venerdì 27 marzo 2020
lunedì 23 marzo 2020
Credo di Aver Mangiato il Vocabolario

In questi giorni sono in fermento creativo, studio tantissimo, leggo tanto, scrivo tanto anche e anche discostandomi dai soliti argomenti. Sento che sta germogliando in me una nuova coscienza. Le parole mi scaturiscono come da una fonte e mi stupisco della varietà dei termini e dei concetti. Sono parole che mi appartengono ma di cui non facevo uso da molto tempo, moltissimo. O parole che avevo solo usato per i miei pensieri reconditi e mai pronunciato o scritto.
La sensazione è quella di aver mangiato un vocabolario.
Ed è una sensazione bellissima ma straniante ed estraniante.
Se gli inizi, le storie, le amicizie, le persone che si incontrano danno il via a questi meccanismi, allora, anche se poi l'inizio finisce subito, la storia non si sviluppa, l'amicizia non decolla e le persone si tolgono, hanno comunque avuto questo impatto trasformativo e va bene così.
Perché il processo di trasformazione può essere innescato in maniera esogena ma poi, tutto il cambiamento avviene solo in noi stessi e con le nostre forze volontarie o istintive che siano.
venerdì 20 marzo 2020
Instarecipe: Uova e Cipollotti al Tegamino
https://www.instagram.com/p/B98_GSVAy9H/?igshid=8by9s0eyavqv
Uova e cipollotti. Cipollotti, poca acqua, fuoco alto, coperti. Quando sono teneri, usare l'acqua di cottura per brodino vegetale e per una polenta rapida, nella padella aggiungere burro, sgusciarci le uova, pepe e formaggio quando il bianco è rappreso. Con il pane Altamura e intingendo i cipollotti nel tuorlo. La gola.
mercoledì 18 marzo 2020
Instarecipe: Gambi di Finocchio Superstar
https://www.instagram.com/p/B95KEMGoDeR/?igshid=xl63mmrn3oa1
Gambi di finocchio, pomodorini secchi, olive Taggiasche sott'olio, sfrugugliame di tonno sott'olio, aglio, olio e peperoncino. Per condire una pasta senza sprecare nulla.
Lo sfrugugliame di tonno è tutto quello che rimane in fondo al vasetto di vetro del tonno sott'olio, è una parola che mi sono inventata perché mi rende l'idea più di sbriciolume che applico ai panificati.
Gambi di finocchio, pomodorini secchi, olive Taggiasche sott'olio, sfrugugliame di tonno sott'olio, aglio, olio e peperoncino. Per condire una pasta senza sprecare nulla.
Lo sfrugugliame di tonno è tutto quello che rimane in fondo al vasetto di vetro del tonno sott'olio, è una parola che mi sono inventata perché mi rende l'idea più di sbriciolume che applico ai panificati.
martedì 17 marzo 2020
Instarecipe: Riso al Curry Super Rapido e Interdipendenza
Oggi mi sento un genietto del male... da tempo avevo perso l'ispirazione per scrivere su questo blog, perché, colpevole un cambio di ritmo di vita, spesso ciò di cui ho bisogno è mettere sotto i denti qualcosa di rapido, il più possibile sano e gustoso ma senza complicazioni.
Così giorno dopo giorno ho fatto ricettine veloci, magari pubblicando su instagram la foto del piatto, ma sterilmente, senza spunti.
E ciò mi disturbava in parte.
Ieri è stata una giornata particolare, dove ho dovuto mettere in moto molta interdisciplinarità per risolvere un problema nato come prettamente informatico e che poi si è rivelato spunto di riflessione più globale.
Interdipendenza è la parola chiave.
L'interdipendenza è quella qualità che ti permette, secondo Riccardo Agostini, di fondare una relazione amorosa sana e con più ampie possibilità di durata nel tempo. Per una spiegazione molto chiara, esemplificativa e con lo stile di Riccardo empatico, umano, ma molto diretto, rimando al suo canale Youtube di crescita personale. Spulciando tra i microvideo si possono trovare risposte illuminanti sugli abitanti di Marte e di Venere e i problemi di comunicazione tra loro, nonché spunti per diventare più completi in sé e per sé.
Ma l'interdipendenza è una chiave che si può applicare a molti frangenti della nostra vita.
Così stamattina, mi si è accesa una lampadina. Invece di lavorare parallelamente su due canali diversi, a discapito sia dell'uno che dell'altro ho deciso di apportare delle modifiche di comportamento e dei momenti di interdipendenza di un canale nell'altro, così da creare una coppia dove ognuno mantiene le sue peculiarità, ma apporta valore aggiunto all'altro.
Nasce così in questo blog, da oggi, un filone che chiamerò Instarecipe: seguito dal titolo e da un semplice rimando alla pubblicazione su intstagram di queste "non-ricette", questi spunti di abbinamento, di ciò che magari ho trovato gustoso in giro. E per converso, sul profilo Instagram troverò il modi di rimandare a quello che pubblico sul blog, anche fosse solo una considerazione o una ricetta mentale.
Felice appetito!
domenica 15 marzo 2020
Torta a Occhio
Torno a scrivere dopo tantissimo tempo che sembrerebbe di inattività, ma si mangia tutti i giorni e si cucina quasi sempre. Chi mi segue da tempo oppure chi ha iniziato a seguirmi da poco, sa che negli anni ci sono state modificazioni nel mondo che riguardano le comunicazioni, e che i canali social, che hanno fatto virare verso una condivisione più immediata, meno pensata apparentemente, in cui si privilegia l'immagine rispetto al testo, ora hanno la fetta più grande. Anche perché, per condividere una foto ci vogliono pochi secondi, mentre per mettersi a scrivere un testo ci vuole tempo, energia e voglia. E chiarezza mentale e di intenti.
Stiamo vivendo, tutti quanti, un periodo di grande sconforto, e alla maggioranza di noi è richiesto di restare chiusi in casa, con una primavera che sta esplodendo, uscendo solo se strettamente necessario e solo per le emergenze. Per non facilitare la diffusione di un virus che sta piegando la nostra società sia a livello di sanità collettiva che economicamente.
In questi giorni di clausura, per chi vive da solo sentiti con maggior profondità, è naturale ripiegarsi sul cibo e in special modo sui dolci. L'Italia, con le sue molteplici varietà ed eccellenze, è un paese fortunato. L'indulgere ogni giorno in un pezzetto ulteriore di parmigiano reggiano, non ha pari con l'indulgere con uno qualsiasi dei formaggi industriali che nella maggior parte del pianeta sono la quotidianità. E questo solo per fare un esempio.
Da ogni parte ci si giri, abbiamo la fortuna di trovare ingredienti e cibi gustosi, golosi, magari anche molto calorici, ma che mantengono una peculiarità di eccellenza, cura, biodiversità, originarietà, senza pari. Senza pari.
A questo proposito voglio condividere il link ad un piccolo filmato che, nonostante qualche inesattezza dovuta all'esposizione "a braccio" e il contesto e la motivazione per il quale è stato fatto, fa capire molto meglio di come possa spiegarlo io, cosa vuol dire essere nati in Italia rispetto al resto del mondo:
A questo proposito voglio condividere il link ad un piccolo filmato che, nonostante qualche inesattezza dovuta all'esposizione "a braccio" e il contesto e la motivazione per il quale è stato fatto, fa capire molto meglio di come possa spiegarlo io, cosa vuol dire essere nati in Italia rispetto al resto del mondo:
Oscar Farinetti: La fortuna di nascere in Italia. Farinetti è il fondatore di Eataly, tanto per dire.
Detto questo, e visto il video, stamattina mi sono svegliata con l'intenzione di fare una torta. Perché in questi giorni, le cose dolci rappresentano, per molti che vivono da soli, il conforto e l'abbraccio che ci è stato negato.
Me compresa.
Apro gli armadietti e tiro fuori tutto, trovando farina e lievito vanigliato (che sapevo di avere) fave e lenticchie, che cucinerò nei prossimi giorni per rimandare il più possibile l'uscita per andare a fare la spesa, un sacchettino di farina di mandorle (e una misteriosa confezione di polvere di sesamo nero, scritta solo in cinese, che mi riprometto di studiare per l'utilizzo) un sacchetto di avena, bacche di goji e frutta essicata di quelli che si usano a colazione, gocce di cioccolato. Non ho latte, l'ho finito, ma non ho intenzione di uscire solo perché sono rimasta senza, per un po' posso farne a meno. Cerco in internet una ricetta di torta senza latte e letto sommariamente il procedimento, vado ad occhio e inizio ad impastare la mia torta.
Ecco, questa cosa dell'andare ad occhio, credo sia uno dei motivi per cui non sono particolarmente seguita, la gente ha bisogno di sapere grammi e porzioni, e io invece pervicacemente mi ostino a non darli. Confidando nella capacità intuitiva dell'andare a occhio che ti viene dopo che cucini per piacere tuo personale.
Nel produrre dolci questa filosofia di pensiero non ripaga molto pero'...
A testimonianza di ciò, le molte prove di torte riuscite male, gnucche e quasi immangiabili per chi non ha bisogno del sapore dolce in quel preciso momento li.
Ci sono le foto.
E le improbabili ricette.
Insomma, comunque sono andata ad occhio anche questa volta.
In una capace terrina ho messo un sacchettino di farina di mandorle (circa una tazza) e lo stesso di farina bianca 00. Un sacchettino (una monoporzione) di fiocchi di avena e frutta disidratata, di quelli che si usano per le colazioni sane, il tuorlo di un uovo, un pizzico di sale, due bustine di vanillina, un cucchiaino di cannella in polvere, una bustina di lievito vanigliato, un cucchiaio di zucchero integrale grezzo, mezza tazza di fecola di patate. In un padellino, su fuoco bassissimo, ho fatto sciogliere la quantita di burro che si userebbe per condire una pasta per due persone, e una volta unito il burro agli ingredienti, ho utilizzato il padellino per metterci l'acqua che man mano ho aggiunto per lavorare l'impasto. Alla fine di tutti questi inglobamenti, l'impasto deve risultare, omogeneo, non troppo fluido, ma con la consistenza di una polenta morbida.
Nel frattempo ho già acceso il forno a 170 gradi, ventilato.
Aggiungo le gocce di cioccolato, tante. Davvero tante, mezzo pacchetto (di un pacchetto grande quanto quelli normali del cacao amaro) e le amalgamo. In una ciotola a parte ho tenuto l'albume dell'uovo e con una frusta l'ho montata a mano finchè è diventata a neve soda.
Il forno è arrivato alla temperatura giusta. Incorporo l'albume montato a neve, lavorandolo delicatamente con la spatola, i movimenti dall'alto verso il basso, per unirlo all'impasto senza che si smonti e cercando di incorporare anche l'aria.
Verso il mio impasto in una tortiera quadrata con i lati di 20 centimetri, foderata di carta forno, cospargo la superficie con un pochino di zucchero e inforno appoggiando sulla griglia posizionata in basso e con la leccarda posizionata proprio nella tacca appena sopra. Ho visto che così, in questo forno, finalmente le torte cuociono anche sotto e così faccio. Più come rito scaramantico che altro.
Dopo circa mezz'ora, quaranta minuti, o comunque quando dal forno esce questo profumo di torta delizioso che ti riporta direttamente all'infanzia come un balzo nell'iperspazio, spengo il forno e lascio li. Fa parte sempre del rito.
Quando è passato un lasso di tempo sufficiente a farci dimenticare che abbiamo fatto la torta, apro il forno, scodello la torta nel fantastico piatto quadrato che sembra fatto apposta, e procedo all'assaggio.
La torta è ancora tiepida dentro, è rimasta morbida, ben lievitata, abbastanza dolce, forse troppo per i miei gusti, e gustosa.
Al secondo assaggio, ormai fredda, risulta ancora più buona.
Yeeh!
domenica 26 maggio 2019
Verdure Fermentate un Tesoro Semplice
Come avevo anticipato ho provato a fare le verdure fermentate in casa, seguendo le indicazioni fornite dal dott. Stefano Erzegovesi nel libro "Il Digiuno per tutti".
Avevo in casa, sedano, carote, finocchi e un bellissimo cavolo rosso e ho deciso di fare quattro vasetti, tenendo le verdure separate. Voglio sentire le differenze di sapore che avranno alla fine della fermentazione.
Come prima cosa ho messo a bollire un litro di acqua con 30 gr di sale marino grosso. non iodato, e nel frattempo ho iniziato a pulire, mondare e tagliare a tocchetti, rondelle, julienne qualche costa di sedano, 3 carote, mezzo finocchio e mezzo cavolo rosso, stipandoli nei rispettivi vasetti e premendo bene di modo che siano il più possibile compattati. Ho aggiunto dei semi di kummel (altrimenti detto cumino dei prati o carvi) al vasetto con i bastoncini di carote. E' un esperimento, non so se il sapore aromatico dei semi verrà troppo esaltato con la fermentazione, ma uno dei sapori che preferisco in materia di sottoaceti è quello dei cetrioli in agrodolce chiamati gewürzgurken, che hanno, nella brina di conservazione, aneto e semi di coriandolo per dare loro il tipico sapore, e quindi voglio provare a creare un sapore caratteristico, il dolce delle carote secondo me si sposa bene con l'aromaticità mitteleuropea dei semi di kummel, che infatti si trovano spesso nei pani di segale sudtirolesi e in molte ricette di quelle zone climatiche, non vedo l'ora di assaggiarli, aspettare 20 giorni sarà strenuante...
Una volta messe tutte le verdure nei vasi di vetro (sterilizzati insieme ai rispettivi coperchi con acqua bollente) e raggiunta una temperatura ambiente dell'acqua e sale, quindi di fatto una salamoia al 3%, ho rabboccato con la salamoia i vasi, di modo che quest'ultima superi il livello delle verdure. Ho chiuso con i coperchi avvitandoli bene e ho posizionato i vasi in una teglia (non avevo vassoi) che ho protetto con due strati di pellicola.
Il tutto va posizionato in un armadietto o comunque al buio per 15/20 giorni.
Nei prossimi primi 3/4 giorni potrebbero esserci delle fuoriuscite di liquido, Erzegovesi non ne parla ma ho fatto qualche ricerca e l'esperienza del lievito madre fatto in casa di qualche anno fa è ancora un ricordo indelebile nella mia memoria: sono fermenti, traboccano.
Dopo i primi giorni, dove qualcuno suggerisce di svitare leggermente il coperchio per far uscire i gas fermentativi e riavvitare subito, l'esperimento dovrebbe stabilizzarsi, e dopo 15 giorni di riposo al buio e a temperatura ambiente (25 gradi circa) si possono trasferire i vasetti direttamente in frigo e "pescare" queste delizie per creare panini gustosi, contorni croccanti e saporiti, aggiungere sprint alle insalate e ovviamente seguire la "cura" descritta nel libro.
Ogni verdura, fermentata, sarà una fonte di probiotici eccezionale e potente, ed in più ognuna avrà caratteristiche differenti. Solo per fare un esempio: il notevole aumento di calcio biodisponibile che avviene nei cavoli, fonte storica e tradizionale di quei paesi dove il sole scarseggia ma negli orti abbonda questa gustosa verdura sostituta della cicogna.
La ricetta dei Sauerkraut o crauti acidi, prevede appunto la fermentazione del cavolo cappuccio con una salamoia, e aromi, per modificare le proprietà organolettiche e avviare la produzione di acido lattico così benefico nel combattere la flora batterica patogena.
Le verdure fermentate vanno consumate così, la cottura ne demolirebbe le proprietà benefiche.
La salamoia al 3%, se si rispettano le proporzioni (che sono il minimo quantitativo di sale possibile) e ovviamente tutte le scrupolose attenzioni alle norme igieniche, mani e utensili puliti, vasetti e coperchi sterilizzati, verdura lavata e sana, niente foglie o parti molli o sottili, garantisce un ambiente ostile alla crescita di organismi patogeni purtroppo ogni tanto presenti in altre tecniche di conservazione delle verdure, sott'olio per esempio.
Queste verdure sono gustose e salubri e adatte ad un regime dietetico dimagrante, poiché non hanno grassi ne zuccheri aggiunti.
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sabato 25 maggio 2019
Come Fare il Kefir in Casa

Recentemente ho letto il libro di Stefano Erzegovesi "Il Digiuno per tutti" e l'ho trovato avvincente e molto interessante. Tra i vari argomenti e spunti, di cui parlerò in futuro, ho messo subito in pratica due o tre cose.
Premetto che ho sempre fatto lo yogurt in casa, e che ne sono una ghiotta consumatrice, bianco al naturale o, al limite, quando ho voglia di qualcosa di dolce e fresco, con un po' di frutta tagliata dentro e un cucchiaino di zucchero Mascobado o di miele. Ultimamente la pigrizia ha preso il sopravvento e acquisto direttamente il secchiello da 1 kilo della Mila.
Utilizzando un cucchiaio perfettamente pulito e prelevando la dose giusta da trasferire in una ciotolina da cui poi mangiarlo, si ottengono due cose importanti: la non contaminazione del prodotto ancora da consumare e un controllo della quantità consumata volta per volta.
La prima regola vale anche per la marmellata in vasetto, se si preleva il quantitativo voluto tutto in una volta con il cucchiaino lindo, senza mangiarla direttamente dal cucchiaino man mano, magicamente la marmellata non ammuffisce...
...comunque, oltre allo yogurt ho sempre acquistato anche il kefir, che dalle mie letture dei libri di alimentazione naturale di Nico Valerio, ricordavo benefico e protettivo. Il kefir ultimamente si trova un po' in tutti i supermercati, ma quando ho iniziato io non era così diffuso, così imbattendomi nella ricetta del kefir da fare in casa di Erzegovesi mi ha ripreso il sacro fuoco dell'autoproduzione.
Inoltre il kefir non richiede neanche di possedere la yogurtiera, né i famosi granuli di kefir introvabili, ma procediamo per gradi.
In tutti i passaggi è necessaria attenzione e scrupolosa igiene.
Io sono partita da un kefir fresco, biologico, di capra, acquistato in una missione senza distrazioni da Naturasì. Senza distrazioni perché ogni elemento in più, non previsto nella spesa, è un salasso che non posso ne voglio permettermi. La mission era Kefir e verdure fermentate.
Le verdure fermentate erano per avere una base di partenza per iniziare subito l'introduzione nell'alimentazione, perché voglio autoprodurle in casa, sempre seguendo le indicazioni del dott. Erzegovesi.
Tornata a casa con i miei due elementi, e recuperato del latte fresco intero al supermercato, ho iniziato la produzione del kefir:
Ho utilizzato una bottiglia del latte, di vetro, da 500 ml, che ho sterilizzato con acqua bollente, e nella quale ho messo circa 3 dita di kefir fresco, ho aggiunto latte freddo fresco, intero, e chiuso con un tovagliolo di carta, fissato con un elastico al collo della bottiglia, tenendo da parte il coperchio a vite che servirà in un secondo tempo.
Ho ondeggiato verticalmente e dolcemente la bottiglia per amalgamare kefir e latte e l'ho riposta, al buio, in un armadietto, dove deve stare a riposare per 48 ore (36 in caso di stagione calda).
Passato il tempo, ho sterilizzato un piccolo vasetto di vetro, ci ho versato un po' del kefir appena fatto, ho chiuso con i rispettivi coperchi i vasetti e riposto in frigorifero. Il kefir sarà consumabile dopo un giorno di frigorifero. Quello nel vasetto servirà per rifare il kefir nuovamente. Il vasetto non deve essere più aperto fino al momento della nuova produzione.
Il kefir così ottenuto, ha un sapore più rustico e selvatico (credo per via del kefir di capra di partenza) e sicuramente più acidulo del kefir che si trova già pronto in commercio.
Secondo i dettami de "il Digiuno per tutti" va consumato, un bicchierino (50 gr.) a digiuno ogni mattina.
Se è troppo denso io lo allungo con un pochino di acqua ed è rinfrescante, dissetante e molto gradevole. Per me che amo i sapori acidi è buonissimo.
Perché bere il kefir?
Perché oltre che buono, fa bene.
Ricchissimo di probiotici amici che arrivano belli vivi e vitali direttamente fino all'intestino (a differenza di quelli dello yogurt che in parte periscono nella fase digestiva dello stomaco) e che soppiantano ed eliminano i batteri patogeni. Migliora la salute delle cellule intestinali e la loro funzione immunitaria, con tutti i benefici che ne conseguono.
venerdì 24 maggio 2019
Frittata di Pasta e Altri Riciclaggi

Ho quindi tagliato a rondelle i gambi di un finocchio e, insieme alla barbetta che solitamente utilizzo a crudo come finitura di un piatto, li ho fatti rosolare lentamente con un pomodorino secco, qualche cappero, un peperoncino e un pochino di olio extra vergine di oliva. Ho aggiunto una falda di tonno sott'olio e ci ho condito una pasta mista (farfalle e spaghetti spezzati).
Come al solito, mi ritrovo con una porzione di pasta in più perché l'abitudine è dura a morire...
... così il giorno dopo mi sono cimentata in una frittata di pasta.
In una pentola bella rovente, antiaderente, unta con un po' di olio, ho versato la pasta che avevo già miscelato con 3 uova sbattute con sale e pepe e un po' di formaggio a cubetti.
Lascio cuocere coperto, a fuoco basso, voglio che si crei una bella crosticina croccante.
Dopo circa 10 minuti giro la frittata con l'aiuto del coperchio e lascio dorare per bene anche l'altro lato.
La servo tiepida, con una insalata di finocchi e un cucchiaino di senape al dragoncello.
Una fetta invece va a finire nella schiscetta per stasera al lavoro.
Buonissima anche fredda!
mercoledì 21 novembre 2018
Avgolemono Soup


La zuppa avgolemono è una zuppa tradizionale greca, il suo nome, che significa uovo e limone, si riferisce ad una salsina onniprensente con la quale si condiscono anche le carni o il pesce e che qui si unisce ad una minestra di riso e le dona un gusto acidulo ma cremoso che porta in se il gusto della Grecia.
Avendo del brodo di pollo già da parte, ho fatto soffriggere, in poco olio extra vergine di oliva, una cipolla, una carota e un gambo di sedano tagliati a dadini, ho unito un paio di foglie di alloro, il cui profumo io adoro e che mi riporta subito alle estati in campeggio da piccola.
Ho unito il riso e il brodo già caldo, in abbondanza perché deve essere una minestra brodosa e non un risotto.
Nel frattempo in cui cuoce il riso, ho preparato la salsina, sbattendo con la frusta un uovo, il succo di un limone, sale e pepe.
Aggiungo un po' di brodo caldo, ma non bollente! alla salsina e continuo a lavorarla come per fare una maionese a mano. Il riso è pronto, incorporo la salsa uovo e limone e servo subito, dopo aver girato per non far rapprendere l'uovo. Deve risultare una cremina densa e non devono strapazzare.
Un filo di olio extra vergine a crudo e si può gustare questo piatto invernale buonissimo e nutriente.
mercoledì 10 ottobre 2018
Le Infinite Varianti dell'Insalata Greca
In questa estate che si prolunga, cerco di continuare il più possibile a gustare l'insalata greca.
Gli ingredienti tradizionali si sanno: cipolla, cetrioli, peperoni, che io metto in infusione da subito sul fondo dell'insalatiera con un pochino di aceto, pomodori maturi, un pizzico di sale, feta spezzata con le dita e origano sbriciolato. Una bella girata di olio extra vergine di oliva.
Nel tempo ho fatto delle varianti, dovute per lo più agli ingredienti che mi trovavo in frigorifero:
con l'insalata riccia e della mozzarella fiordilatte spezzata con le mani...
... con i pomodorini secchi...

...l'insalata greca è la mia preferita, insieme alla panzanella nella quale ogni tanto si trasforma aggiungendo pane raffermo e bagnato con un pochino di acqua freddissima. O con le friselle...
è sempre super gustosa, invitante, nutriente e saziante.
E porta con sé l'estate.
mercoledì 3 ottobre 2018
Rostad Lok - Cipolle Fritte dell'Ikea
Chi non ha mai assaggiato le Rostad Lok dell'Ikea, non potrà capire questo post.
Le Rostad Lok, o meglio cipolle fritte, sono uno strumento che Ikea usa per creare assuefazione e reiterare le visite al loro magazzino nell'intento di accaparrarsi le cipolle fritte e nel frattempo comprare un qualche divano o armadio nuovo.
Si presentano in un comodo vasetto portatile, e si prestano ad un utilizzo ubiquitario, dalla colazione alle tisana prima di dormire.
Non posso dire di aver cercato di rifarle, sarebbe una bugia, ma, nel mio tentativo di evitare gli sprechi, l'altro giorno, per sfruttare il forno che già stava andando per fare la torta, ho infornato quello che voleva essere una focaccia di cipolle (fatta con i porri perché quelli avevo...) e una pastellina di farina di riso e acqua, un pizzico di sale e un po' di pepe bianco.
Ho utilizzato la paella, ungendola con un filino di olio extra vergine di oliva, e cospargendola con pangrattato, di cui una manciata abbondante è finita anche nell'impasto.
Ho tagliato con la mandolina il porro, dopo averlo nettato e lavato sotto acqua corrente, facendolo cadere nella pastella. Il risultato è stato più porro che pastella, ma speravo nel miracolo.
Infornato a 180 gradi e ruotata la paella di 180 gradi a metà tempo di cottura, dopo venti minuti è uscita questa schiacciata di porri che emanava un profumino delizioso, croccantina e leggermente abbrustolita.
Tagliatane una fetta appena raggiunta una temperatura calda addentabile, ho scoperto con grandissimo stupore che era buonissima e perfettamente sostituibile alle Rostad Lok, e in più, prensile.
E' stata la mia cena con l'aggiunta di un po' di insalata, e una fetta a pranzo il giorno dopo.
Ottima e leggera, senza gli ingredienti e la cottura insani delle cipolle fritte originali, ho trovato una variante facile e veloce e super versatile. Come le cipolle fritte, si può spezzare per aggiungerla a qualsivoglia pietanza, ma a differenza delle Rostad Lok, può essere mangiata così, a fette, per un pranzo o cena o merenda o snack leggero e gustoso.
In barba ai Finnici.
Ovviamente io adoro Ikea, la mia casa è per l'80% arredata con i loro mobili svedesi, pratici e versatili. Viva Kallax!
martedì 2 ottobre 2018
Torta di Riso al Limone
A volte la voglia di mangiare qualcosa di dolce è così forte, che mi spinge a cercare ingredienti adatti per fare una torta in casa. Oggi ho provato con la farina di riso.
Ho amalgamato per creare una pastella consistente, farina di riso, qualche cucchiaio di zucchero di canna, una bustina di lievito vanigliato, una bustina di vanillina, un cucchiaio di olio extra vergine di oliva e un po' di acqua. L'intento era di fare una similfocaccia dolce.
Ho unto il fondo di una teglia e l'ho spolverizzato con pangrattato, ho versato la pastella e ho aggiunto cinque cucchiai di marmellata di limone e una spolverizzata di zucchero di canna, sulla superficie. Come per creare un fiore.
Infornato a 180 gradi per circa 20-25 minuti. La torta non è lievitata molto, ma è gradevole e fondente sotto i denti.
La prossima volta chissà che farina userò?
mercoledì 15 agosto 2018
Soft boiled eggs alle 6 del mattino
In questi giorni di caldo afoso, ringrazio il fatto di aver deciso di prendere una decina di giorni di ferie, a casa. Sono stati giorni che mi hanno reso moltissimo, dedicati alla creatività e all'ordine della casa. Un ordine concettuale che si riflette anche sulle scelte da fare nella vita.
Il pomeriggio e la notte sono i momenti più caldi, giro per casa vestita come una antica greca, peplo e capelli raccolti sotto un turbante di cotone, ho scoperto che sento meno caldo così che a lasciare i capelli liberi.
Mi sveglio presto al mattino, è l'unico momento fresco della giornata e della notte, con il caldo non sto mangiando molto e al mattino mi sveglio affamata.
Navigando su Instagram, ho trovato una ricetta per ottenere delle uova bollite con il tuorlo morbido, ho provato a farle.
Nel video di Emily, si vede cuocere 6 uova alla volta. Lei fa colazione tutte le mattine con verdura e un paio di uova e così le prepara in anticipo, riscaldandole poi nel fornetto al momento di mangiarle.
Porta a bollore una pentola di acqua. Quando bolle, spegne il fuoco, mette le 6 uova, rimette il coperchio e riaccende il fuoco al massimo. Punta il timer su 7 minuti (8 se si trova a Brooklyn) e appena riprende il bollore SPEGNE. A questo punto lascia tutto così finché il timer finisce la sua corsa contro il tempo. Prende la pentola, toglie il coperchio e la mette sotto il getto dell'acqua fredda.
Sguscia le uova subito e poi le tiene in un contenitore ermetico finché non le servono per la colazione.
Queste mattine, svegliata presto da messaggi del passato, ho provato a farle.
Ne ho fatte due, seguendo il procedimento tassativamente. Quando le uova sono cotte e sono sotto il getto dell'acqua fredda, delicatamente crepo il guscio su tutta la superficie, così che l'acqua fredda penetri nella parte sottostante e faciliti la sgusciatura e l'ottenimento di uova lisce e uniformi.
Ho condito della cicoria con un pochino di olio extra vergine di oliva sbattuto con aceto di mele e un filino di senape al miele. Ho della marmellata di limoni da mettere su un paio di fette biscottate.
Nel tempo di cottura delle uova ho spremuto un paio di arance. Ho fatto il tè.
Sorseggio il tè, e mi gusto le uova tiepide che ho insaporito con una macinata di pepe di Sichuan.
La spremuta profuma l'aria fresca del mattino. Sono le 6, c'è un silenzio irreale e bellissimo, che solo agosto riesce ad ottenere. Leggo i messaggi e rifletto.
martedì 14 agosto 2018
Koriatiki Salada

Tra le cose più buone del mondo c'è l'insalata greca. Almeno, io la penso così. Mentre le insalate normali, quelle a foglia intendo, mi piacciono si, ma non le considero un piatto, l'insalata greca, con o senza feta, con quella sue bella consistenza croccante e fresca mi da sempre la sensazione di aver mangiato. Oggi l'ho accompagnata con un pochino di stracciatella e un pezzetto di focaccia al rosmarino. Ah, e una fetta di salame.
Ho affettato cipolla rossa, cetriolo e peperoni disponendoli sul fondo di una insalatiera e aspergendoli con aceto di mele. Ho affettato dei pomodori, non freddi di frigorifero, così come le altre verdure, e li ho disposti sopra le altre verdure, un filo di olio extra vergine di oliva, una manciatina di capolini di origano stropiacciati con le dita, qualche oliva di kalamata (finalmente le ho trovate confezionate in vaschette, tra le verdure fresche al Simply!).
Ne prendo un po' per volta e la trasferisco nel piatto, illusa che ne avanzi per sera. Aahahahahahahahah... no.
lunedì 6 agosto 2018
Le Zucchine e La Pasta Ripescata
Mi hanno regalato delle zucchine dell'orto, hanno una forma strana, a virgola. Le ho fatte con la pasta corta, ho tagliato le zucchine a rondelle e le ho rosolate con qualche spicchio di aglio. Le zucchine sono talmente tenere da essere cremose come avocado e hanno un sapore delicato di castagne, le ho gustate lentamente, facendole sciogliere contro il palato.
P.s. è già la seconda volta che mi succede di assaggiare la pasta per vedere se è pronta, pesco nell'acqua bollente e tiro fuori un maccherone o un pacchero, ne mordo un angolino e, stabilito che è ancora crudina, la ributto nella pentola (cucino per me sola quindi non mi faccio problemi) dopo un po' devo riassaggiare, ripesco nella pentola e...MAGIA! è già la seconda volta che mi capita di ripescare, al primo tentativo, lo stesso maccherone o pacchero che avevo assaggiato.
Questo fatto mi fa pensare...ci deve essere un messaggio nascosto per me in questo accadimento.
giovedì 2 agosto 2018
Il Toast Verace
Io adoro i toast. Classico con le fette di pane a cassetta, il prosciutto cotto e la sottiletta. E' una merenda o un pranzo perfetto. Ma anche una cena, con il tè e due toast.
Fatto con il pane vero, tipo ciabattina o con altamura affettato sottile, diventa super gustoso.
Con la crescenza o con la fontina, con il cotto oppure senza, con due fette di pomodoro cosparse leggermente di sale e origano, con ciò che si ha in casa... l'importante è che il pane sia ben tostato.
Io metto le fetta di altamura sulla piastra e poi le giro e costruisco il toast con l'interno già tostato.
Ahh che bontà!
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